Priverno, cronaca di una crisi annunciata. Ronci ricostruisce i fatti che hanno portato alla sfiducia

di Giusy Cavallo – Sui fatti di Priverno tutti hanno la propria opinione e tutti si sono espressi in merito al “fallimento”, come è stato più volte definito, del PD locale. Un fallimento la cui eco rimbomba anche nell’assemblea provinciale del partito dove adesso a rischiare è il segretario La Penna.

In realtà in pochi parlano con cognizione di causa e chi invece può farlo, e ne avrebbe il diritto, tende a rimanere in silenzio.

E’ il caso anche di Giuseppe Ronci, il neosegretario Pd del Circolo di Priverno, eletto nel congresso del 25 gennaio scorso, che ricostruisce la storia della crisi dei democratici nel comune lepino che inizia prima della questione delle cave. Come scrive Ronci in una nota, che è quasi una memoria, è la comunicazione da parte del sindaco Delogu di aprire la maggioranza a un esponente del centrodestra e di procedere ad un rimpasto di giunta che apre la crisi di governo ad ottobre. Siamo ad ottobre e il circolo PD è privo del direttivo e retto ad interim e rimandano il confronto dopo il congresso di fine gennaio. Solo dopo un mese, il 29 novembre, due assessori del PD votano contro la famosa delibera delle cave. Arriva poi il congresso del PD a fine gennaio e, racconta Ronci, “assistiamo al tentativi da parte del Sindaco Delogu di influenzare l’esito dello stesso, con tesseramenti di noti simpatizzanti ed attivisti di SEL”. Comunque vince Ronci con il 60% dei voti e da lì a poco Delogu ritira tutte le deleghe, fa una nuova giunta e inserisce i due tecnici ai quali i democratici si erano opposti. E’ il sindaco a “imprimere un’accelerazione ingiustificata alla crisi ponendo una serie di veri e propri ultimatum” dice il segretario PD che invece invitava alla prudenza. Dopodiché è storia recente, i democratici votano un documento (condiviso con la segreteria Provinciale, Regionale e Nazionale) che vede PD e SeL come unica maggioranza possibile e nel quale si oppongono alla nomina dei tecnici

Ma il 23 febbraio Delogu nomina la giunta di cui fanno parte i due tecnici e anche i consiglieri del PD Bilancia e Onorati. La capogruppo del PD Picozza, insieme a Petrole, Bianchi e Picozza Paolo in consiglio comunale, due giorni dopo, confermano la linea del PD e votano contro la giunta.

Delogu rimane senza maggioranza e promette le dimissioni, un atto che avrebbe ammesso la sfiducia e che il PD riteneva necessario per l’apertura di un dialogo e di un “nuovo tavolo politico”. Le dimissioni non sono mai arrivate, in compenso il sindaco ha aperto il confronto con tutte le forze politiche e così facendo “tradiva definitivamente non più solo la coalizione “Priverno Bene Comune” ma anche palesemente la fiducia di tutti quegli elettori che ci hanno portato alla vittoria nelle elezioni del 2013” spiega Ronci che conclude dicendo che rassegnare le dimissioni per i consiglieri democratici era “l’unica decisione coerente nei confronti degli elettori”.

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