Piani di recupero del centro, interviene Rosolini: così abbiamo salvaguardato la parte storica  

Massimo Rosolini
Massimo Rosolini

Massimo Rosolini, ex assessore all’Urbanistica della giunta di Vincenzo Zaccheo, ha voluto far chiarezza sulle questioni relative al piano di recupero del centro storico. L’architetto si è sentito chiamato in causa da alcune dichiarazioni della Presidente di Commissione Celina Mattei. A detta dell’esponente di LBC, l’Amministrazione Zaccheo, che varò quei piani, lasciò un inspiegabile buco sulla programmazione del centro, mancherebbe un’idea omogenea, e furono chiamati a lavorarci troppi progettisti.

“A me l’onere di dare qualche spiegazione – esordisce così l’ex assessore – Come tutti sanno la città fondata, Littoria, disegnata dall’architetto Frezzotti nel ’32 e nel ’34 coincide più o meno con l’attuale circonvallazione. Quello che si sa di meno è che questo ambito storico non ha avuto mai, prima dei piani di recupero di cui si parla, una definizione come tale, ma è suddiviso in quartieri che si estendono oltre il nucleo originario, ed il perimetro dell’R0 tracciato dai progettisti del PRG è solo una piccola porzione della città di fondazione ed è rimasto fino ad oggi senza un piano di attuazione (il che per certi versi è stato un bene perché ha evitato che continuassero gli scempi che sul piano Frezzotti si sono perpetrati dal dopoguerra fino all’entrata in vigore del PRG)”, questa la prima dovuta precisazione.

“È solo con l’amministrazione Zaccheo che, per la prima volta da sempre, si procede ad individuare la città storica e la si fa coincidere con l’area del piano Frezzotti, definita, salvo poche eccezioni, dal perimetro della circonvallazione, ritenendo di dover trattare questa area proprio secondo una ‘idea omogenea’, che fino ad allora era mancata”. Il problema nasce da qui: un’unica area centrale ricadente su più piani, ma portatrice di un’idea omogenea di identificazione e storia della città.

“Decidemmo di utilizzare lo strumento del Piano di Recupero che ci consentiva di individuare la città storica (ovvero quella cresciuta sul piano urbano storico), al di là della distinzione di essa nei diversi p.p.e. – continua Rosolini -, senza modificare i perimetri di questi, e dotandola di uno strumento che si confaceva alle molte differenti situazioni presenti permettendo di differenziare le unità di intervento possibili secondo parti o perfino singoli isolati. Vedemmo che all’interno di questa area la principale differenziazione consisteva tra la parte storica quasi del tutto conservata, con edifici vincolati, e sulla quale era insensato programmare trasformazioni consistenti e che invece sarebbe stata dotata, nello step successivo del lavoro, di uno specifico Manuale del Recupero da studiare a parte, e sulla cosa sentimmo il Prof. G. Muratore che avrebbe dovuto occuparsene; e parti più esterne sulle quali si erano avute nel tempo le trasformazioni degli anni ’50 e ’60 e su cui era necessario intervenire per rigenerare, superare criticità e sviluppare opportunità urbane”.

“Se si osserva con un po’ di attenzione il Piano di Recupero si vedrà dunque che la parte centrale non è ‘incomprensibilmente’ lasciata fuori – continua l’ex assessore -, ma invece salvaguardata essendo la parte storica di maggior pregio che non va certo trasformata, ma solo restaurata, mentre il resto diviso in quadranti ed in unità di intervento è la parte su cui abbiamo sviluppato la parte ‘operativa’ del piano”.

Rosolini rivendica che fu con quell’intervento che si studiò per la prima volta la composizione del centro in modo approfondito, individuando come riportare funzioni e valorizzare le strutture abbandonate.

“Il lavoro fu affidato ad un gruppo volutamente nutrito di tecnici della città di Latina tra cui il Presidente dell’Ordine degli Architetti e fu svolto in coordinamento continuo con l’amministrazione comunale proprio perché si voleva che un atto di pianificazione di significato storico per la nostra città fosse condotto con la massima coralità e conoscenza diretta del tema”, precisa ancora Rosolini.

“I progettisti erano troppi? A parte la scarsa pertinenza dell’osservazione in sede di Commissione Urbanistica, se avessimo fatto il contrario oggi ci sarebbe qualcuno che ci accuserebbe del contrario. Lamentando che non si può affidare una città ad un solo studio professionale, magari di chiara fama, magari non della città o persino straniero etc etc… – così Rosolini replica a Celina Mattei – È sembrato poi, ai commissari che il tempo di lavoro per il PdR del centro, dal 2006 al 2010, fu troppo lungo. Auguro alla nuova amministrazione di essere più rapida nell’affrontare e risolvere questioni urbanistiche che come quella in questione erano prima di noi all’anno zero. Sono lieto però di vedere – conclude – che al Comune di Latina abbiamo lasciato molto lavoro fatto e progetti su cui proseguire, utili tra l’altro a non perdere finanziamenti e a non farsi trovare del tutto impreparati sulla difficile strada dell’amministrazione di una città”.

SHARE