Origine del latte, Coldiretti esulta: da oggi obbligatorio indicare la provenienza in etichetta

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Esulta la Coldiretti di Latina all’entrata in vigore delle norme che impongono di indicare la provenienza per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Si tratta di una normativa dell’Unione Europea fortemente voluta dall’Italia. C’erano tre mesi di tempo per gli Stati membri per sollevare obiezioni. Alla mezzanotte di giovedì è scaduto il termine ultimo, quindi il provvedimento rimane inalterato, ed entrerà in vigore ufficialmente con ogni probabilità nel gennaio 2017, dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Intanto Coldiretti ha già presentato in anteprima le confezioni di latte, burro e mozzarella che indicano la provenienza. Si tratta di una scelta che tutela i consumatori, ma soprattutto i produttori. In etichetta dovrà essere sempre indicato il paese di mungitura, quello in cui il latte è stato condizionato come quello in cui è avvenuta la trasformazione tanto se si tratti di paesi membri Ue che extraeuropei.

“Con la obbligatorietà di indicare la provenienza – ha commentato Carlo Crocetti, presidente della Coldiretti di Latina – chiudiamo le porte al falso e possiamo contrastare gli affari dell’agropirateria. Almeno 3 confezioni di latte UHT su 4 vendute a Latina son fatte con prodotto importato, come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero senza che nessuno, finora, potesse saperlo, mancando l’obbligo di indicare l’origine in etichetta. Ora il nostro latte, che eccelle per qualità e sicurezza alimentare, potrà essere adeguatamente valorizzato, col vantaggio per i consumatori di scegliere in piena consapevolezza”.

“Il provvedimento – ha aggiunto Paolo De Ciutiis, direttore della Coldiretti pontina – ci mette anche nelle condizioni di tutelare la biodiversità delle razze bovine allevate nel nostro paese e di salvare oltre 120.000 posti di lavoro assicurati dalle attività di allevamento”.

La filiera produttiva del latte genera un fatturato di 28 miliardi di euro, confermandosi come la voce più significativa dell’economia dell’agroalimentare tricolore.

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