Operazione Olimpia, Di Rubbo assessore ombra: le manovre per salvare i PPE

Giuseppe Di Rubbo
Giuseppe Di Rubbo

L’indagine Olimpia ha rivelato la figura di Giuseppe Di Rubbo quale uno dei principali artefici del sistema smascherato dagli inquirenti che aveva condizionato l’edilizia a Latina. La magistratura nell’ordinanza parla di “spartizione del territorio e spregiudicata speculazone edilizia”, avviata già nel 2009 da Di Rubbo, ma anche da Giovanni Di Giorgi, Vincenzo Malvaso e Ventura Monti in un’apposita commissione urbanistica. Tutto questo porterà alla redazione dei PPE illegittimi, poi annullati dal commissario prefettizio Giacomo Barbato.

Giuseppe Di Rubbo, rileva la magistratura, ha responsabilità dirette in quanto assessore competente e anche dopo essere stato rimosso per far posto al Prefetto Salvatore La Rosa, ha continuato comunque a esercitare un certo potere per tentare di mantenere in vita i piani e favorire gli interessi dei costruttori.

“Che esistesse tra il Di Giorgi e la sua maggioranza nella persona del Malvaso Vincenzo, e Di Rubbo Giuseppe (con lui componenti anche della Commissione Urbanistica del 5.3.2009) un naturale accordo di affari illeciti diffusi sostenuti da una complicità politica, finalizzati al conseguimento dei loro progetti imprenditoriali, emerge poi in maniera palese ove si abbia riguardo al fatto che – come si dirà – il Di Giorgi manifesta l’intenzione di portare i PPE in Consiglio solo perché ormai teme le indagini in corso”, questo scrive la Procura a proposito del sodalizio che coinvolge l’ex Sindaco e i due esponenti di Forza Italia.

A proporre di bloccare i piani fu per primo l’assessore La Rosa, che fu osteggiato in tutti i modi. A partire quando una seduta di giunta che doveva tenersi il 3 febbraio 2015 per sospendere i piani fu sconvocata. Secondo la magistratura così si diede tempo agli indagati di organizzarsi per trovare una soluzione alternativa. Per la magistratura successivamente La Rosa fu indotto a dimettersi. Mentre Di Giorgi sosteneva che era finito il suo compito in amministrazione, le rivelazioni dell’ex Prefetto dinanzi a un PM il 27 aprile 2015 disegnano un altro scenario. L’Assessore in carica infatti aveva rilevato l’illegittimità dei piani chiedendone l’annullamento e lo spostamento dell’architetto Monti da Urbanistica a un altro incarico. Per tutta risposta aveva ottenuto un Monti che in una Commissione Urbanistica aveva ribadito la regolarità dei piani e il Sindaco non aveva emesso nessun annullamento. Le sue dimissioni fanno in modo che l’assessorato torni nelle mani di Di Giorgi che lo terrà praticamente fino alla sfiducia, consumata quando il Sindaco non ha altra strada che portare i piani in consiglio comunale.

La caduta del Sindaco comunque, non salva i piani particolareggiati, ma i giorni successivi alla sfiducia dimostrano come Di Rubbo e Monti (che nel frattempo non era più dirigente all’Urbanistica), continuassero comunque a interessarsi dei PPE.

“Anche il Di Rubbo Giuseppe, pur non avendo più incarichi politici dopo la caduta del Sindaco Di Giorgi, continua ad opporsi ad una valutazione dei PPE in Consiglio Comunale, dando disposizioni su come agire sia al Monti che alla Lusena. Il Di Rubbo, per aggirare il parere della Regione, suggerisce al Monti Ventura di non modificare i piani bensì di modificare le norme che li disciplinano e rispetto alle quali sarebbe stata sancita l’illegittimità della Regione, in modo da riapprovarli senza alcuna modifica”, così scrive la Procura.

Un tesi confermata dalla Procura alla fine dell’ordinanza, in modo ancora più esplicito: “Il Di Rubbo poi insieme al Monti, nonostante sia stato rimosso dall’Assessorato all’Urbanistica, si muove pervicacemente per osteggiare il la Rosa e salvare i PPE illegittimi, proseguendo anche dopo la caduta del Sindaco Di Giorgi. Infatti, pur non avendo più incarichi politici, continua ad impartire direttive al Monti ed alla Lusena per evitare l’annullamento dei PPE ed il conseguente blocco delle procedure amministrative illegittime ancora in itinere, coinvolgenti imprenditori amici ed interessi personali che lo stesso Di Rubbo riveste nell’edilizia (ance insieme al suo compagno di partito Malvaso nella società Isonzo Residence)”.

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