Operazione Olimpia, 20 anni di illeciti al Comune di Latina: “Qua esce fuori di tutto”

Quindici anni di quello che è stato fatto… qua.. esce fuori di tutto”, questa una delle frasi estrapolata tra le intercettazioni dell’indagine Olimpia e che mette in evidenza come gli illeciti nel Comune di Latina non sono avvenuti solo durante l’amministrazione Di Giorgi, ma anche negli anni di Vincenzo Zaccheo e Ajmone Finestra. A pronunciare la frase è Sandra Capozzi, imprenditrice che aveva un ruolo nella segreteria di Vincenzo Zaccheo. La frase è una minaccia rivolta a Stefano Gori che era capo di gabinetto della segreteria dell’altro sindaco, Ajmone Finestra.

Il contesto delle minacce è relativo all’acquisto e cessione di quote della società Q.A.P. che editava il Quotidiano di Latina. Sandra Capozzi, tra gli indagati dell’Operazione Olimpia come imprenditrice titolare della Capozzi Srl, è la moglie di Andrea Palombo, ex consigliere comunale in quota Forza Italia, che aveva comprato dal’imprenditore Ciarrapico la NEO, Nuova Editoriale Oggi. Dopo il fallimento della NEO, Palombo costituisce la Q.A.P. (marzo 2014) Pochi giorni dopo la costituzione della Q.A.P. Palombo vende il 97% delle sue quote all’imprenditore Stefano Gori, e il 3% al direttore del Quotidiano di Latina Alessandro Panigutti. È a questo punto che Sandra Capozzi inizia una pressante azione imprenditoriale per constringere Gori a cedere le sue quote a un altro imprenditore di fiducia dei coniugi Palombo, Ruggero Garzia. Nell’ambito di questa attività costrittiva, Capozzi avrebbe ricattato Gori intimandogli di cedere le sue quote o avrebbe consegnato alla Procura della Repubblica di Roma un dischetto contenente la documentazione riguardante la sua persona quando coprimva l’incarico di capo di gabinetto nella segreteria del sindaco Finestra. “Avendo l’archivio dei 20 anni del Comune di Latina, o lui si addrizza e quindi decide comunque che mercoledì viene a firmare l’atto, o io entro la settimana, fine settimana rivado da Pignatone e consegno tutti i documenti che io posseggo come archivio”, così si esprimeva Sandra Capozzi. Ancora, rivolta a un non precisato interlocutore: “Gli devi dire a Gori che lui si è scordato di una cosa, che il comune è fatto con il cedde, quindi quando mi hanno fatto il backuppe che è caduto Zaccheo, mi sono portata anche dietro quelli di Finestra… Deve venire a firmare dal notaio, punto, sennò qua succede l’ira di Dio, cioè, quindici anni di quello che è stato fatto, qua esce fuori di tutto. Io gli do proprio il dischetto in mano, eccolo qua e ti dico”

Le pressioni ebbero un certo effetto, tanto che Gori cedette le sue quote all’imprenditore indicato da Sandra Capozzi. Ma le frasi e i relativi atteggiamenti le varranno un’indagine per estorsione e per rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, perché gli atti erano stati acquisiti illecitamente nell’ambito delle sue funzioni nella segretaria del sindaco Zaccheo.

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