Omicidio Monte San Biagio, “Don Patrizio” conosceva gli assassini. Mistero sull’arma del delitto

di Redazione – Emergono nuovi particolari sulla morte di Patrizio Barlone, il “falso prete” di Monte San Biagio. A trovarlo nella mattinata di lunedì in casa sua, in una pozza di sangue, una nipote allarmata perché lo zio non si era presentato a un appuntamento. Gli inquirenti indagano per risalire agli assassini e all’arma del delitto. Per quanto riguarda gli autori dell’efferato omicidio, c’è da dire che la scelta del giorno lascia pensare a un omicidio premeditato. “Don Patrizio”, così era conosciuto a Monte San Biagio, è stato ucciso la sera della festa patronale, quando il caos per le strade e i fuochi di artificio potrebbero aver sopraffatto le sue richieste di aiuto. Gli investigatori, coordinati dal magistrato Maria Eleonora Tortora, sono abbastanza sicuri che Borlone conosceva i suoi assassini, a cui avrebbe aperto la porta. Ma poi questi lo hanno immobilizzato, coperto con un cappuccio o qualcosa di simile, e colpito svariate volte alla testa. A un primo esame Borlone potrebbe essere stato ucciso alle 22, ma sarà l’autopsia a stabilire meglio l’ora del decesso. Non c’è alcuna traccia invece dell’arma del delitto, si ipotizza possa essere un corpo contundente, forse un martello.

Intanto, chi ha ucciso potrebbe aver lasciato poche tracce dietro di sé. I rilievi nell’abitazione e all’esterno non hanno fornito particolari rivelazioni. Poco lontano dalla casa dove Borlone è stato trovato ucciso, i carabinieri hanno trovato un guanto in lattice che ora stanno analizzando. Ancora meno chiaro è il movente che giustifichi tanta ferocia. Ma gli inquirenti mantengono il massimo riserbo e sperano di chiudere presto il cerchio per risalire agli autori del delitto che ha scosso il paese.

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