Olimpia, la versione di Malvaso. I PPE, la casa a Di Giorgi e la politica: io cammino a testa alta

Archidiacono Malvaso
Vincenzo Malvaso con il suo avvocato, Renato Archidiacono

È un Vincenzo Malvaso provato, a tratti commosso, ma certo della propria correttezza, quello che si presenta davanti ai giornalisti nella sala dell’Hotel Europa, a pochi giorni dalla scarcerazione per ordine del Tribunale del Riesame che ha annullato l’Ordinanza di carcerazione scaturita nell’ambito dell’Operazione Olimpia. Accanto a lui c’è l’avvocato Renato Archidiacono, che spiega subito cosa ha detto il Tribunale del Riesame: “Malvaso rispondeva in materia di associazione, falso e abuso. Il Riesame ha annullato escludendo la sussistenza dei reati. Tradotto: non doveva essere arrestato. Questa ordinanza è sbagliata. Non faccio nessuna critica ai magistrati ma il provvedimento è stato giudicato sbagliato”.

Si aspettava l’arresto Malvaso? “No, mai – risponde alla domanda di un cronista – In 12 mila pagine di intercettazione, io compaio in qualche riga. Nessuna intercettazione compromette la mia posizione”.

Il Piano di Borgo Piave, i rapporti con Di Giorgi e Maietta, e il suo futuro politico, di questo parla Malvaso, che chiarisce subito: “La politica non mi appartiene più. Mi ha portato danni. L’ho fatta con passione e serietà, cammino a testa alta perche non ho mai abusato. Sono stato scrupoloso, anche nella vicenda di Borgo Piave. Io faccio l’imprenditore e non il costruttore. Ma a Latina non farò più niente”. Lascia la politica? “Per adesso sì”. L’urbanistica è il core business del malaffare? “Assolutamente no”, risponde sicuro Malvaso.

Quando si passa a parlare dei piani particolareggiati, Malvaso e l’avvocato Archidiacono chiariscono un passaggio: se è vero che i piani sono illegittimi perché approvati dalla giunta, è altrettanto vero che sarebbero stati approvati anche se fossero andati in Consiglio Comunale, del resto Di Giorgi godeva di una maggioranza blindata, per cui l’approvazione in giunta non nascondeva nessuna volontà di scappare dal Consiglio Comunale, semplicemente illustri pareri dicevano che andava bene fare così. Le cubature in più sottratte alle volumetrie delle scale, degli androni? Malvaso non ci ha guadagnato considerando che nel palazzo di Borgo Piave le scale sono state fatte esternamente. E poi, specifica il suo avvocato, i piani contestati sono sei, non c’è solo Borgo Piave, quindi in ogni piano andrebbe cercato il Malvaso di turno.

E la casa venduta a Di Giorgi? Per Malvaso che di mestiere fa l’imprenditore, non c’è niente di strano a vendere un appartamento che da due anni è sul mercato. “Ero in buona fede, era un appartamento che erano due anni che stava nelle agenzie, gli dissi che se voleva lo poteva comprare”, precisa Malvaso. Archidiacono ci tiene a far notare che a Di Giorgi non è stato fatto nessuno sconto, perché Malvaso ha venduto a 336 mila euro un appartamento che ne era costato 231 mila. I pagamenti sono stati regolari, e guai a ipotizzare uno sconto di 30 mila euro, che, spiega Malvaso, “Perché avrei dovuto mettere sull’atto 30 mila euro in più e poi pagarci le tasse?”. Non farebbe una piega. Questo in qualche modo ha “cementificato” (è il caso di dirlo) i suoi rapporti con l’allora sindaco? Assolutamente no. Malvaso lo dice chiaramente, anzi lo ribadisce: “Per me è stato normale vendere la casa al Sindaco, se avessi avuto a che fare con il Sindaco mica lo mandavo a casa, cercavo di compattare la maggioranza”. Anche questo non fa una piega: se veramente c’era un’associazione a delinquere e interessi non meglio specificati, non avrebbe avuto senso sfiduciare Di Giorgi.

“Noi volevamo che ridesse dignità a Forza Italia – racconta Malvaso riferendosi al burrascoso rapporto con l’ex Primo Cittadino -. Il Sindaco doveva avere il coraggio di dire chi lo tirava per la giacchetta e non far pensare che era Forza Italia. Doveva chiarire che Forza Italia era partito di persone per bene e serie, questo è stato il motivo per cui ho detto al Sindaco che doveva essere corretto”. Le divergenze erano politiche, Forza Italia chiedeva di discutere di gestione del cimitero e Latina Ambiente, ma sull’Urbanistica, questa la ricostruzione di Malvaso, “Poteva fare quello che voleva, non ci interessava nulla”.

Per quel che riguarda i suoi rapporti con Maietta, gli viene ricordata un’intercettazione del deputato di FdI sorpreso a dire a Di Rubbo che “Se Malvaso costruisce io gli metto una bomba”. “Ecco quali erano i rapporti con Maietta”, ironizza Malvaso. Nello specifico: “Con lui c’erano solo rapporti politici, lui sosteneva che noi non dovevamo mandare a casa il Sindaco, io invece dicevo che non c’erano i presupposti per andare avanti”.

Le scintille arrivano sul finale, in quello che ha tutta l’aria di essere un attacco ai magistrati: “Non è possibile che la Procura si sostituisca alla politica, la politica fa delle scelte. E poi giudicano i cittadini con il voto”. Anche perché, aggiunge, la revisione dei PPE non era una proposta dell’amministrazione Di Giorgi, era nel programma di Zaccheo.

Regge quasi un’ora, poi crolla nel ricordare l’esperienza del carcere: “Non lo auguro a nessuno. I bagni sono stretti, le pareti sporche. È disumano. C’è gente che muore di fame e non ha i soldi neppure per comprarsi le cartine e fumarsi una sigaretta. Sei dietro un cancello dietro una porta di ferro, ti tengono all’aria 5 ore al giorno, l’aria dei corridoi, e per il resto sei sdraiato sul letto e poi conti le ore e i minuti, pensando a quello che stanno passando i familiari e gli amici che mi vogliono bene. La mia famiglia ha sofferto con me, compreso mio figlio tornato da Londra per capire che era successo”.

Piange Malvaso, e così esce dalla scena politica di Latina, anche da quella imprenditoriale, mentre per le vicende giudiziarie, dovrà attendere i tempi della magistratura.

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