Mettiamo la musica alla città del silenzio, Latina e l’immobilismo benecomunardo

Banca d'Italia Latina
Il palazzo della Banca d'Italia a Latina

I benecomunardi non hanno tempo, noi mortali abbiamo il tempo che il vivere ci ha dato, poco per altro. Allora gioco, non ci siamo candidati, non siamo salvatori di Patrie sempre belle e perdute, siamo scrivani, scriba, gazzettieri, pettegoli, pure brutti e sempre dalla parte del diavolo per non aver capito la Fede di turno.

Gioco dicendo che queste città del silenzio, quelle nuove fatte buone dal male che stava pure nell’aria, hanno la caratteristica del silenzio, del mutismo, di aver cancellato i suoni, i rumori. Allora mettiamoci la musica, riempiamo Latina di musica.

A dire il vero quel primarepubblicano di Corona, empio e democristiano, voleva portarci i libri, ci ha messo un teatro per guitti in una città di marciatori in fila per sei, ha messo il salto al posto della marcia (a proposito ma perché non lo riaprono il teatro?) e i nuovi? Potrebbero metterci la musica, al posto della Banca d’Italia, il Conservatorio che ora “nascondiamo” in periferia, sarebbe bello nella lunga stagione bella di qui: da aprile ad ottobre “impegnare” le piazze con prove di violini, tromba, flauto e magari canto. Magari, di tanto in tanto, anche qualche coro dei tanti che “animano” i nostri borghi, le chiese.

Una città che decide di rinascere dal silenzio totalitario della fondazione alla rivoluzione della musica, rinati per lirica come l’Italia che, in troppi, consideravano “una espressione geografica”. Bello sarebbe che i benecomunardi ci aiutassero a uscire dal feticcio dei palazzi per donarci la felicità del suono e magari in centro oltre ai negozi di calze ne aprono uno di spartiti, uno di viole, uno di fiati. Sarebbe un altro libro, con il pentagramma. Ma io gazzettiere che ne posso sapere, ma nella mia ignoranza dico che sarebbe bello portare la musica in città, le città del silenzio che cantano.

Buon sonno a chi non osa neanche sognare, io metterei il Conservatorio in centro, ricomincerei da Verdi.

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