Matteo Renzi a Latina, quel leader che non sta fermo

Matteo Renzi Latina
Matteo Renzi sul palco del Supercinema di Latina

Ve lo immaginate Pietro Nenni che va su e giù per il palco? Andreotti senza intorno la corona di persone? Cammina su e giù per il palco, cravatta, maniche di camicia bianca, pantaloni a sigaretta e scarpe nere lucide. Non kennediano, ma renziano. Matteo Renzi è oltre.

Berlusconi “affascinava” il suo pubblico, era vanità, qui siamo su di un’altra dimensione più sottile, affabulazione: Dario Fo, Roberto Benigni, un poco Gigi Proietti.

Sa usare i toni, la noia è bandita, i ragionamenti sono sul filo che una battuta li fa diventare bomba. “Il terrorismo islamico? Ne ha uccisi 1000, i morti in mare sono 4000, noi salviamo”. Netto, si capisce, dritto alla pancia. Prende gli astanti per mano li fa sentire “noi” e gli altri sono “altrove”, “altro”, “errore”. La riforma? “L’hanno invocata per 30 anni, io l’ho fatta”. La categoria è fare-non fare, e lui vince sempre perché “fa”. L’Europa? Noi siamo l’Italia. Il vertice in Sicilia? “Hanno detto che la Sicilia era solo mafia, lo faremo in Sicilia”. Orgoglio nazionale, temi che la sinistra tradizionale neanche sfiorava per quell’internazionale… temi che i democristiani non dicevano che erano a oltretevere. Il bicameralismo? “Serve velocità”, due camere? Meno robot.

In sala un pubblico eterogeneo, molti, moltissimi i moderati che sentono dentro queste parole, e affonda. È il fare e sul palco non sta mai fermo, su e giù: Bersani si muove? D’Alema ha ragionamenti lunghi, fa fatica e sta fermo, è un furbetto fermo. Anche Veltroni alla presentazione della “vocazione maggioritaria” era “fermo” e dietro l’Umbria nella sua millenaria immobilità,

De Mita? “Mi ha detto che questa riforma è stata frettolosa, ne discutiamo da 35 anni”. E cammina, pare non aver tempo da perdere, men che meno 35 anni. La musica è “da ora in avanti”, l’idea dell’indietro non c’è. Il pubblico sta incollato, non gli dà tregua, appena si distraggono arriva la battuta: il Cnel? Un signore si alza mentre lui fa la domanda: “chi è contro l’abolizione del Cnel?”. Lui non si scompone e rivolto al signore “partente”: “va via perché lavora al Cnel?”. Il pubblico è suo, il signore guadagna il bagno. Lo immaginate Aldo Moro alle prese con l’incontro delle parallele, col fioretto della quadratura del cerchio di conciliare comunisti e cattolici, per non offendere i socialisti, far tesoro di un signore che si alza “assunto” al Cnel?

Rapido, veloce. Scende e si fa i selfie, sa che quelle foto gireranno più di un articolo sul giornale della sera, non si ferma neanche all’uscita. Fare e veloce, è una locomotiva e i vagoni? Eventuali, conta la corsa.

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