Mansutti nel caso Olimpia, La Penna lo difende ma la posizione è scomoda

Salvatore La Penna
Salvatore La Penna

L’indagine Olimpia che vede tra gli indagati anche Maurizio Mansutti, sta riaccendendo la guerra interna al PD. Dopo il documento in cui 12 esponenti del PD, tra cui Enrico Forte, Sesa Amici, Rosa Giancola e Nicoletta Zuliani hanno chiesto la sospensione di Maurizio Mansutti, arriva il contrattacco di Salvatore La Penna. Il segretario provinciale del Partito Democratico non intende cedere ai 12 “ribelli” che ritengono che il coinvolgimento del presidente del partito nell’Indagine Olimpia sia un danno di immagine per tutti. Per La Penna invece è bene ricordare che il PD è estraneo ai fatti. “Se il primo pensiero e la prima preoccupazione diventano rivolgere all’interno il senso della propria battaglia a colpi di ultimatum, dimentichi dei concetti di garantismo e di fiducia reciproca, credo si vada nella direzione sbagliata”, così il segretario in una nota. Per La Penna sarebbe bene invece sarebbe bene avere un maggiore spirito unitario nell’affrontare le vicende che stanno venendo fuori dalle inchieste.

“Per quanto riguarda la posizione del Presidente dell’Assemblea Provinciale Maurizio Mansutti, non vi è nessun meccanismo regolamentare né automatismo che mi obbligherebbe a procedere a un provvedimento di sospensione – continua La Penna -. Non attendere il tempo necessario affinché Maurizio Mansutti abbia maggiori elementi delle contestazioni a suo carico e, quindi, maggiori elementi per valutare la sua situazione personale rappresenterebbe una forzatura. In assenza di tali elementi ho fiducia nelle spiegazioni che Maurizio ha fornito riguardo al suo comportamento nello svolgimento delle sue funzioni. Se vi è, invece, una questione più generale di ordine politico – conclude il segretario -, ma abbiamo già chiarito che il PD è estraneo ai fatti oggetto di indagine, va affrontata all’interno degli organismi e sarà fatto al più presto. Ribadiamo la nostra fiducia nella magistratura e saremo pronti a valutare nuovi ed ulteriori elementi”.

Insomma, Mansutti rimane al suo posto. Il Presidente del PD, tramite il profilo Facebook, ha fatto sapere di non avere ancora ricevuto nulla dai magistrati, pertanto ancora non sa a che titolo è coinvolto nell’indagine e di quale reato è accusato. E a proposito delle intercettazioni che lo vedono al telefono con l’architetto Luca Baldini (uno dei tanti clienti dell’avvocato Mansutti), precisa che si tratta di un amico, sì, ma tecnico di imprenditori estranei. Nello stesso post ribadisce la sua correttezza professionale.

Si tratta sicuramente di un bel grattacapo per tutto il partito, che si trova ora diviso tra garantisti e giustizialisti. La frangia di Enrico Forte ha colto l’occasione per riprendere le vecchie battaglie e quale occasione migliore per chiedere la rimozione del presidente. È vero che Mansutti, proprio in quanto Presidente, inevitabilmente si trascina dietro tutto il Partito Democratico per il ruolo di rappresentatività che svolge. Le indagini chiariranno qual è il ruolo di Mansutti, legittimato ad avere rapporti con Baldini in quanto suo cliente. Ma è quantomeno opinabile che un cliente spinga un consigliere comunale (per giunta dell’opposizione) a fare gli interessi dei costruttori tentando di coinvolgerlo nell’estromissione di un assessore scomodo, o almeno questo è quello che emerge dalle intercettazioni. Se la conversazione telefonica non è penalmente rilevante (cosa che stabiliranno i magistrati), è lecito chiedersi se il contenuto fosse “politicamente corretto”.

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