Malvaso, la libertà e l’importanza dell’ascensore

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Vincenzo Malvaso

Vado alla conferenza stampa di Enzo Malvaso, convocata dopo la sua scarcerazione decisa da giudici che valutato il suo arresto “non dovuto”, l’hanno valutato “non giusto”. Certo Malvaso non è simpatico: amministratore, imprenditore con le mani sporche di cemento, calabrese, di Forza Italia, e credo prima addirittura socialista. Le ha tutte per il disegno degli ovvi di un cattivo. Ma, ma, i giudici dicono che non doveva essere arrestato. Che per lui, anche fosse Caino, non si potevano fare cose che si sono fatte, la libertà non poteva essergli ristretta e lo hanno detto giudici.

Ma i miei colleghi chiedevano, non di questa violenza ma “se fa volume l’ascensore”, “se chi urbana è cattivo”, “se quelli di Forza Italia si erano fatti sentire”, “se era cattivo dentro o solo nell’involucro”, “se i piani particolareggiati fossero competenza di Giunta o di Consiglio”. Come se a Enzo Tortora, una volta libero avessero chiesto se la coca fosse bianca o tendente al grigio.

Non ci sono più gerarchie di dolore, di errore, ma tutto è lecito per lecita gogna a prescindere dalla giustizia. La giustizia è terza perché supera e nega categorie come l’antipatia, la vendetta, la morale ma è valutazione sul rispetto delle regole, nella gerarchia delle regole. Hanno violentato la libertà di un uomo, fosse l’ultimo cattivo del mondo, a me non interessa la sua cattiveria, ma l’offesa alla sua libertà è offesa alla libertà mia, e di ogni libero e, sinceramente, l’ascensore è dettaglio, offesa all’intelligenza. Se la volumetria dell’ascensore ha lo stesso peso, o di più, della libertà, la vita civile è malata, è barbara e chi la racconta ha cattiva coscienza.

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