Malagrotta 2 ad Aprilia: imprenditori vicini a Cerroni e il progetto per una nuova discarica

In molti si sono preoccupati per pochi camion di rifiuti che giornalmente faranno la spola tra Roma e Aprilia, dopo l’accordo tra Ama e Rida, ma nessuno sembra accorgersi di un progetto ben più importante. Un’azienda privata, gestita da due fratelli che di rifiuti se ne intendono, ha presentato in Regione la richiesta di Via per l’installazione di un “deposito di residui innocui derivanti da impianti di trattamento recupero e valorizzazione” in località Coli del Sole, zona Casa Lazzara, ad Aprilia. Il nome rassicurante (considerando che per l’Unione Europea i rifiuti debbono essere trattati prima di finire in discarica non indica nient’altro che questo, una discarica). Più o meno lo stesso progetto (bocciato) presentato dalla Paguro che avrebbe però in quel caso bonificato parte di uno dei siti inquinati che avvelenano Aprilia dagli anni 70.

La richiesta è stata protocollata in Regione Lazio il 28 dicembre scorso, nel pieno delle festività natalizie  e infatti della notizia non si trova traccia, se non fino al 12 gennaio scorso e grazie alla denuncia del consigliere comunale di Aprilia Carmen Porcelli. Se tutto procederà come con la Paguro, i residenti potranno tenere un sospiro di sollievo e soprattutto la decisione potrebbe non toccare (se non in caso di rielezione) alla giunta Zingaretti: in quel caso infatti la dirigenza del settore Ciclo integrato dei rifiuti organizzò ben due conferenze di servizi chiamando ad esprimere pareri decine i comitati, anche quelli con sede legale a decine di chilometri di distanza dal sito interessato. Un precedente importante, che potrebbe portare proprio quei comitati, nel caso venissero esclusi dalla nuova procedura (per ora molto meno “pubblica” dell’altra) a fare ricorso e chiedere, appellandosi alla magistratura, di essere ascoltati. Non è detto che i tempi siano comunque gli stessi. Per il primo progetto alla società fu infatti chiesti di protocollare il progetto sia in Comune che in Provincia. In questo caso invece ciò non è avvenuti con lo stesso sindaco Terra che ha dichiarato sulla stampa, di non aver commentato l’accaduto semplicemente perché non ne era a conoscenza. Vista anche la contingenza dei tempi (a marzo si vota), non è escluso che la conferenza di servizi, necessaria, sia in un certo senso velocizzata, e che gli altri enti vengano invitati a discutere del progetto sostanzialmente a scatola chiusa come accaduto, su un altro fronte, per l’aumento dei conferimenti alla Sep di Pontinia (autorizzata in 72 a ricevere 50 tonnellate di rifiuti in più al giorno salvo poi essere sequestrata dal Nipaf per produzione di miasmi molesti con il parere favorevole dato da Comune e Provincia a ridosso di un giorno festivo).

Ma perché la Regione potrebbe volere fare in fretta? Perché nonostante la diatriba dialettica, una discarica nel territorio serve, e serve soprattutto a Roma (anche se più urgenti appaiono impianti di trattamento). La giunta Zingaretti è infatti stretta tra una delibera (la 199/2016) non ancora approvata (che mette nero su bianco l’ampliamento di discariche esistenti come quella di Malagrotta e Borgo Montello) e la necessità di dotare la Capitale e il territorio di Latina di una discarica di servizio, onde evitare il trasporto fuori regione degli scarti di lavorazione (vista anche la vicina saturazione dell’invaso ciociaro di Colfelice gestito da Valter Lozza).

In entrambi i casi a sorridere potrebbe essere comunque il monopolista indiscusso della monnezza, l’avvocato Manlio Cerroni. Già, perché nonostante l’interdittiva antimafia, di fatto è lui che controlla i Tmb di Malagrotta (e in caso di approvazione della delibera anche la discarica) e gli imprenditori che hanno fatto richiesta per l’invaso di Aprilia rientrerebbero nella stessa holding affaristica.

A presentare la Via è infatti stata la società, Ecosicura srl, costituita il 09/06/2017  e che vede come rappresentante unico Vincenzo Fiorillo. Una società inattiva, con capitale sociale di appena 10mila euro che vorrebbe realizzare un impianto dal valore milionario. La proprietà è divisa (al 60 -40%) con il fratello Fabrizio. Ma cosa c’entra  Cerroni? C’entra, e per dipanare la matassa, almeno in parte, occorre fare un salto indietro nel tempo e arrivare al 9 gennaio  del 2014. Quel giorno un terremoto giudiziario si è abbattuto su Manlio Cerroni, il re delle discariche romane, arrestato insieme ad altre 6 persone nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio con le accuse di associazione a delinquere e truffa.

Tra i nomi eccellenti finiti in manette anche quelli di Francesco Rando e Piero Govi, (entrambi interessati anche dalla gestione della mega discarica di Brindisi oggi gestita dalla Formica srl). Il primo, infatti, sul finire degli anni 80, fu amministratore unico della Ines Sud che gestiva la discarica di Brindisi “meta” a quel tempo dello smaltimento delle ceneri della centrale Enel di Cerano. Francesco Rando subentrò a Giuseppe Giordano, direttore tecnico, fino al 1988, anche della società che gestiva l’insediamento napoletano di Pianura (finito al centro di un altro scandalo giudiziario). Alle Ines Sud subentrò poi nella gestione della discarica di Brindisi la società Formica Ambiente Srl, tra i cui soci figuravano Vittorio Ugolini (il padre dell’amministratore della Sep di Pontinia, impianto sequestrato lo scorso ottobre  dal Nipaf a causa dei miasmi prodotti) e Vincenzo Fiorillo (finito in manette nel 2009 nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Noe di Lecce). Fino al 2008 Fiorillo fu consigliere nella Systema Ambiente srl, con a capo Manlio Cerroni: una quota di  questa società (circa il 30%) era detenuta proprio dalla Formica Ambiente.

Al netto di responsabilità penali, in alcuni casi non più esistenti vista la mancanza di interdittive nei confronti degli imprenditori che vorrebbero costruire ad Aprilia la discarica, è chiaro, economicamente parlando, come la zona interessi al gruppo Cerroni, che rischia di perdere importanti introiti nel caso in cui l’ampliamento di Malagrotta non venisse approvato. Occorrerà ora vedere se Comune, Provincia e soprattutto Regione cambieranno idea rispetto al passato, quando votarono compatti per il no al progetto Paguro.

 

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