L’etica civile e le grida all’untore

piazza del popolo latina
Il Comune di Latina

Ci ho provato ma non riesco, proprio non riesco, a stare dalla parte delle guardie. Antico retaggio della libertà buttera che è in me in questa maremma amara che è la terra mia dove per legge hai la natura sempre cattiva. Sarà per via di quelle guardie del Papa prepotenti e molli senza battaglie ma con molte più medaglie. Sarà che volevano cambiare il mondo costituito per costituirne un altro dove non c’era da guardare ma l’etica di dividere e senza bisogno non c’è avidità e paura. Seguo ora l’onda moralista della mia città, sempre senza se e senza ma, come era l’onda amorale di prima. In questo stare sempre di moda, manca puntualmente quello che gli azionisti definivano “spirito della Repubblica”. Quella morale civile che non aveva bisogno di leggi, carabinieri e magistrati per essere, ma di “coscienza”. Le inchieste sono ricerca di una verità nelle procedure, poi ci sarà una difesa, poi, poi un giudizio, ma la prima non è “verità”, è ipotetico verosimile. Se hai “spirito della Repubblica” hai la coscienza di tacere, non devi correre a mostrare, non ti serve. Il galantuomo in piazza una volta non era amico del carabiniere, non era compagno del prete, era esempio per gli altri, non chiedeva giustizia, era giusto.

Noi oggi urliamo la richiesta di giustizia, ma non ci interroghiamo se siamo giusti. Ogni uomo privo di libertà è una offesa all’uomo, è inumano. Ogni uomo che ha il dito dei giusti puntato è morto all’unico modo in cui si muore: non disponendo della vita. Per questo non gioisco, non invoco, non penso che se il mio avversario, il mio nemico, è senza libertà io sono “meglio”, sono solo più solo.

Non amo le guardie, non sono meglio, e non giudico ma cerco di capire dove è l’errore che, comunque, non mi assolverà.

In questi giorni nella mia città tornano stucchevoli morali, tornano tifosi delle guardie, tornano quelli che andavano a vedere Mastro Titta lavorare come fosse spettacolo e liberazione dall’angoscia, non hanno preso me. Il male è sempre oltre, è sempre altro, è sempre in qualcun altro. Non riesco a stare col Re, col Papa, o col Federale, mi dispiace ma credo che tacere sia dovere, che ascoltare le ragioni sia dovere. E mentre, ciascuno guarderà la sua coscienza.

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