Le scuse che dobbiamo a Coletta

Damiano-Coletta
Il sindaco di Latina, Damiano Coletta

Mi, ci dobbiamo scusare. Sì, con il sindaco di Latina Coletta e con il suo staff. Ci siamo permessi di chiedere dei cento giorni, noi poi che di giorni ne viviamo uno alla volta. Ha ragione il sindaco, 100 giorni non sono niente, e lo stile dello staff deve essere sobrio. Ma che sono caffè e convenevoli, anche il “lei” è stato una cosa che in nome dei tempi nuovi andò abolito, si cambia. Tutto cambia, anche la “familiarità”, i tempi nuovi sono franchi, schietti, senza sovrastrutture. I cento giorni? Sono pochi, pensate che Domine Iddio in sette giorni fece l’universo, tutto, dal suo ingresso fino all’errore di fare la zanzara, ma non aveva ancora creato il diavolo e, per questo, non subì i tempi lunghi di creare l’acqua santa. Tutto l’universo in sette giorni con anche la domenica e la festa, che Coletta a dire il vero, l’aveva già fatta con Lievito. Ma cosa vuoi chiedere, in 100 giorni Napoleone provò a ricambiare il mondo, a invertire il senso della Storia, ma gli andò male, a Waterloo finirono quei 100 giorni che non cambiarono il mondo.

Quindi ci scuserete se abbiamo non compreso o chiesto quella roba aristocratica che è la forma in una rivoluzione, quella dei tempi nuovi, che è sostanza. Ci scuserete se continuiamo ad incaponirci con la dialettica, con la sintesi da tesi e antitesi, quando qui siamo ad Aristotele: chi non è per il cambiamento è il diavolo, creato l’8° giorno a tempo perso. Ci scusiamo, il caffè fa male e nel fare il “cambio” si è impegnati che la forma è un dettaglio. “Per fare un uomo ci voglion 20 anni, per il dolore è abbastanza un minuto”, recitava così Guccini, noi ci siamo ostinati al dolore dell’uomo che c’è, in comune stanno facendo l’uomo nuovo. Grandezze che noi piccoli non capiamo e cosa è un caffè nell’ordine della Storia, niente, è indifferente. Forse è triste, ma che fa. Ci scusiamo di aver pensato, perdono, e che la pietà del popolo che rappresentate abbia misericordia di noi, ostinati pensatori, diavoli al nuovo verbo. Coletta “datemitempo” fa, e non si parla al conducente c’è scritto anche sul tram.

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