Le discariche dimenticate: viaggio a puntate nelle campagne di Aprilia. Il sito di Sant’Apollonia

Via Scrivia

Le discariche che nessuno vedeva ora sono sotto gli occhi di tutti, noi ve le raccontiamo: ad Aprilia sono almeno sei. La stessa Regione Lazio le ha individuate come inquinanti.

Parlarne è un bene, perché prima in molti casi i rifiuti venivano scaricati magari abusivamente o senza i necessari controlli senza che nessuno potesse dire nulla. I cittadini erano inermi di fronte a situazioni per le quali non venivano nemmeno ascoltati se provavano a lamentarsi. Ora invece i residenti delle zone in cui notano qualcosa che non li convince hanno capito che possono muoversi in qualche modo. Si riuniscono in comitati e usano i social e le nuove tecnologie per restare uniti, per scambiarsi informazioni e per far sentire la propria voce. A Mazzocchio, nel Comune di Pontinia, sono già nati due comitati che lamentano i forti e insopportabili miasmi e qualcosa si sta muovendo.

Non è bene però fare di tutta l’erba un fascio, perché i rifiuti devono comunque essere trattati e allora la cosa fondamentale è che questo sia fatto da imprenditori seri, che rispettino l’ambiente e non lucrino sulla salute delle persone. Così quando si dice senza discernere che non si vuole un’altra discarica ad Aprilia, è importante che ci si renda conto che Aprilia è circondata da discariche non bonificate e che se qualcuno, che possa superare tutti i controlli, non si adoperi per trattare e smaltire i rifiuti nel modo corretto, potrebbe esserci qualcun altro che lo farà illecitamente, in zone non adeguate senza rispettare le normative nazionali ed europee.

Come succedeva in località Tufetto, proprio ad Aprilia, dove materiale pericoloso veniva semplicemente interrato di notte in un terreno non coibentato e in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico. Aprilia è la terra dei siti inquinati, nelle sue campagne negli anni ’70 e ’80 sono stati realizzate almeno quattro discariche che ora vanno bonificate.

E allora è necessario che queste zone vengano ripulite e che per chiudere il ciclo dei rifiuti si lasci investire qualcuno che sappia e possa davvero farlo nel rispetto delle norme. Noi di LatinaQuotidiano siamo andati a verificare cosa si trova nelle aree prima destinate a discarica. Aree che la stessa Regione Lazio e l’Arpa Lazio ritengono ancora da bonificare. Bene, in alcune di quelle zone non è possibile trovare traccia delle vecchie discariche. Qualcuno ha pensato bene di interrarle e la vegetazione ha ricoperto tutto rendendo il paesaggio anche suggestivo.

È il caso della discarica in località Sant’Apollonia. Se si fa una ricerca si può facilmente capire che ci si può arrivare da via Scrivia. In quest’area sotto uno strato di terra si nascondano rifiuti urbani, tossici e nocivi, ingombranti inerti e che con ogni probabilità terra e acqua sono stati contaminati. In via Scrivia però non c’è un ingresso che porti alla vecchia discarica, non c’è un cartello, nulla. Si trovano invece, ben costruite e tenute perfettamente, villette di ogni tipo e intorno terreni coltivati.

Eppure la discarica è stata operativa fino al 1987 ed era estesa per 25 ettari, situata tra due fossi e sembra a 30 metri dalla falda. Nessuno però sembra averne più memoria. La discarica fu chiusa perché ci si accorse che era troppo vicina al fosso della Moletta. Negli anni ’90 fu disposto un piano per la bonifica di sei siti inquinati, tra cui anche questo, da 12 miliardi di euro, ma non fu mai realizzato, almeno in questa zona. Il danno ambientale non è mai stato verificato, nessuna analisi sarebbe infatti mai stata effettuata. Eppure qualcuno mangia i frutti nati in quei terreni e beve il latte delle pecore che si incontrano nel cammino.

Di siti inquinati come questo ce ne sono in città almeno sei. Quelli noti. In realtà i cittadini sanno bene che in più punti vengono lasciati rifiuti, in piccola o grande quantità, in zone non previste. Li visiteremo tutti e ve li faremo conoscere.

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