Latina e il male dell’uniformità che produce presunte “immunità”

piazza del popolo latina
Il Comune di Latina

Nei sistemi politici se c’è sempre uno che vince e gli altri no, si fa cancro, si fa che il corpo uccide se stesso. Gli arresti degli amministratori sono stati annunciati, poi riannunciati, poi rimossi, poi sono davanti a tutti, palesi.

Una “occupazione” del Comune contro la naturale “preoccupazione” per i cittadini. I carabinieri dicono “soggezione al Latina calcio”, poi leggono file lunghe di cose che restano “segni” terribili: la scheda del condizionatore dell’ospedale “spostata” allo stadio; l’allaccio abusivo per irrigare il campo della Fulgorcavi fatto da chi al Comune ci lavora.

Non entro nel merito delle accuse e degli accusati, lo farà chi deve, ma il male della città è il mio “deve”. Classi dirigenti che si sono sentite immuni, l’idea della cosa pubblica sentita come “appaltata privata”. Di questo ora abbiamo evidenze giudiziarie, su quelle politiche i cittadini si erano già pronunciati a giugno “sostituendo” le classi dirigenti. Nelle anse dell’amministrazione la cancrena dell’inamovibilità che produce l’idea della immunità, del sentirsi esenti dal giudizio, dalla morale vera per una sbandierata. La città gioiva dei risultati sportivi ma non sapeva del conto, se le accuse saranno dimostrate. C’è stato nel ventennio una corsa alla uniformità, vizio che non tramonta, e l’uniforme fa belle le marce ma non semina grano.

La piazza era, questa mattina, domandante come se quello che sapeva, che aveva predigerito politicamente, ora palesandosi metteva a nudo il vuoto. È, quella di oggi, la foto di una città che si vergogna ma un poco sa del suo male di fondo: stare sempre con i sassi per salvare il barare degli uomini. Amministratori, funzionari, imprenditori, associazioni come un gomitolo enorme che ha fermato la città per farsi enorme, pauroso.

A questo “occupare” il Comune corrispondeva il non fare per il comune: la cittadella giudiziaria che cade senza essere mai sorta, l’Icos che è rudere, l’intermodale senza binari, le terme con buchi ma senza vita, il mercato annonario, l’ex consorzio agrario, le metropolitane senza metro. Perché mentre avvenivano intrecci incredibili, si uccidevano opportunità di domani.

Latina stamane palesava quel che sapeva, non c’è perdono per chi sbaglia, se sbaglia, ma non c’è bonus per chi eredita. Tutto qui e basta per aver paura. L’antidoto? la dialettica che l’uniformità uccide.

Leggi anche:

SHARE