La Latina sbiadita e malinconica di Michele Placido nel film “7 minuti”

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Un'immagine del film "7 minuti"

“7 minuti” di Michele Placido è nelle sale ormai da qualche settimana. Abbiamo già parlato del cast, delle scelte della regia e della storia, oggi vogliamo parlare di Latina o almeno della città che esce fuori dal film di Placido. La pellicola è interamente ambientata nella nostra città e, anche se non viene mai palesata nei dialoghi, si vedono chiaramente immagini di Piazza del Popolo, in cui più volte viene inquadrato il palazzo del Comune, di piazza Dante Alighieri, dell’Ospedale Goretti, delle case popolari di via Emanuele Filiberto, della stazione di Latina Scalo e di diverse aree industriali e rurali della città.

Il film si apre proprio con l’inquadratura di uno scorcio del litorale pontino con l’inconfondibile promontorio del Circeo sullo sfondo.

Ma quella del film non è la nostra Latina, Placido deprime la nostra città con inquadrature grigie, tristi che bene fanno da sfondo alla storia che racconta, ma che non rendono giustizia assolutamente al capoluogo pontino. Latina appare come una città incolore e insapore, sbiadita, malinconica e piena di aree economicamente depresse.

La storia dicevamo, il lavoro è sicuramente il protagonista. Placido vuole ritrarre sul grande schermo i più intimi dettagli del rapporto tra proprietà e dipendenti evidenziando anche tutte le fratture sociali, sia di classe tra operaie e impiegate sia tra italiane e straniere. Parlo al femminile perché il film tratta la storia di una fabbrica tessile italiana che è un vero gioiello e che impiega oltre 300 operaie (nel tessile lavorano prevalentemente donne) nel momento in cui viene acquisita da parte di un’azienda francese.

Peccato che questo film raffiguri il tema della contrattazione sindacale in maniera del tutto surreale, dove 11 persone del consiglio di fabbrica – in maniera del tutto autonoma e anche piuttosto superficiale – decidono delle vite di 300 persone. Tutto, infatti, gira intorno alla decisione di accettare o meno i 7 minuti di riduzione sulla pausa pranzo, senza che mai il consiglio di fabbrica faccia delle proposte alternative oppure coinvolga persone (dirigenti sindacali di categoria) in grado portare avanti una trattativa sindacale con la proprietà.

Inoltre il film, che prende vita da un testo teatrale francese, non tiene conto del contesto italiano e ancora meno della realtà produttiva della provincia di Latina. Insomma finisce per essere una pellicola puramente speculativa senza il giusto approfondimento su tematiche oggi di grande rilevanza per l’intero Paese.

Cosa che pesa maggiormente se si pensa che tra i principali sponsor finanziatori del film appare Lazio Innova, società della Regione Lazio che ha come mission il sostegno all’innovazione. Francamente si comprende a fatica la portata di innovazione, per Latina e per il Lazio, di questo film.

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