La bellezza di Latina e quel timbro di cui non c’è bisogno

Rosa

La bellezza non è un timbro sotto un foglio dove si certifica l’estetica, la bellezza è un risultato: L’ultima cena è di Leonardo, ma è anche del muratore che ha fatto quel muro, di chi lo ha intonacato, di chi ha pensato quel refettorio, di chi lì ci ha “mangiato”, pregando quel signore che cenava per l’ultima volta tra amici e un traditore.

La bellezza a Latina è sapere del mare d’inverno, è sapere di un parco che protegge un lago, che è protetto dalla duna. La bellezza è la via dove ci passò San Paolo per andare a Roma, lui che ha fatto “greco” e “romano” quel pregare strano di una setta di ebrei. La bellezza è una madre con un bimbo in grembo, madre di ogni sorgenza. La bellezza è nei ragazzi che sciamano tra strade e piazze nate troppo grandi per la vita e “ravvivate” dal futuro che sono i giovani. La bellezza sta nei campi coltivati, squadrati, con il grano di marzo.

Ci volete mettere i timbri? Volete metterci una faccia? Vi sfuggirà perchè la bellezza è disordine, è genio che non ripete, è la palude che non doma il canale, è quel senso di vita che fa rinascere le rose anche se tagli tutto il ramo. Non giocate con la bellezza, andatela a cercare: un lago, una duna e al di là il mare, poi se sapete del silenzio sentirete San Paolo pregare, e una madre guardare il suo bambino. Senza ragione, senza ordine, senza musei ai geometri, senza riga e righello, ma per bellezza.

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