“Kyenge come un orango”, anche per Moscardelli la battuta di Calderoli non fu razzismo

di Redazione – Nel gruppo PD del Senato scoppia la grana “Kyenge”. A rimanere coinvolto anche il senatore pontino Claudio Moscardelli, in qualità di membro della giunta per le Autorizzazioni e le Immunità Parlamentari. Nella giunta si discuteva infatti se procedere o meno contro il vicepresidente del Senato che in occasione di una festa della Lega aveva paragonato  Cécile Kyenge, allora ministro dell’integrazione del governo Letta, a un orango. L’assemblea ha respinto la richiesta di procedere contro il leghista e, tra chi a votato contro, anche Claudio Moscardelli insieme ad altri 3 colleghi del PD, Giuseppe Cucca, Rosanna Filippin, Nadia Ginetti. Hanno votato contro alche Forza Italia, Ncd, Lega e Mpa. La decisione ha suscitato imbarazzo in tutto il Partito Democratico. “La Giunta delle immunità – spiega però Cucca, capogruppo dem nella Giunta – non è un organo politico bensì giurisdizionale”. E siccome l’ex ministro non ha querelato il vicepresidente del Senato, la giunta ha ritenuto opportuno non procedere.

Nella sua relazione Claudio Moscardelli scrive che “Dopo aver evidenziato che nel caso di specie l’espressione usata dal senatore Calderoli non ha dato luogo ad alcuna querela da parte dell’interessata, evidenzia che le accuse relative alle incitazioni all’odio razziale risultano infondate, atteso il contesto politico nel quale le frasi in questione sono state pronunciate e attesa anche la configurazione del movimento della Lega, nel cui ambito operano anche diverse persone di colore”. Con queste parole anche il senatore pontino ha votato contro la proposta avanzata da Crimi.

“È come se quell’insulto fosse stato fatto a un Paese intero per la seconda volta”, questo il commento amaro dell’ex Ministro. In Giunta invece è prevalsa la volontà di applicare l’articolo 68 della Costituzione, che prevede che le opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni siano insindacabilità. Intanto il PD ha nuovamente cambiato posizione e ha fatto sapere che quando il procedimento passerà in Aula al Senato voterà a favore per “punire” Calderoli.

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