Indeco, mentre procede il ricorso del Comune per sospendere l’AIA la Regione proroga i termini per le garanzie

di Giusy Cavallo – A settembre la Regione Lazio aveva rinnovato l’AIA, l’Autorizzazione integrata ambientale, alla Società Indeco, che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello. Il rilascio dell’autorizzazione era subordinato alla “presentazione entro e non oltre 90 giorni delle garanzie finanziarie già prestate”, queste servono per garantire la Regione sugli eventuali danni ambientali che potrebbero essere causati dall’attività della società sul sito di Borgo Montello. Quel termine, dei 90 giorni, scadeva lo scorso 9 dicembre.

In mezzo ben due inchieste che hanno portato Indeco e i suoi dirigenti sul banco degli imputati prima per aver “distratto” i fondi per la gestione del post mortem e poi per aver truffato la stessa Regione Lazio che aveva appena concesso il rinnovo dell’AIA.

Ma, anche con la magistratura che indaga, l’AIA non è stata sospesa e, anzi, la Regione Lazio ha concesso una proroga all’Indeco che ha chiesto più tempo per reperire i soldi.

Intanto va avanti il ricorso presentato a novembre scorso dal Comune di Latina, su richiesta dei cittadini, per chiedere “l’annullamento previa sospensione degli effetti della determinazione della direzione Territorio, urbanistica, mobilità e rifiuti n. G12734 del 9.9.2014 pubblicata sul BURL n. 75 del 9.9.2014 avente per oggetto “Ind.Eco srl rinnovo autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata con decreto commissariale n. 34/2007 per il complesso impiantistico delle discarica in via Monfalcone, in località Borgo Montello nel comune di Latina”.

Il Comune e i suoi cittadini chiedono, in parole povere, al Tar di far spospendere l’autorizzazione concessa dalla Pisana all’Indeco perché “l’area risulta interessata da un fenomeno di inquinamento il cui accertamento risale ai rapporti di prova delle analisi effettuate dall’Arpa Lazio” e “l’AIA rilasciata dalla Regione consente indebitamente la prosecuzione dell’attività di abbancamento dei rifiuti su una parte del sito di cui è stata accertata l’intera contaminazione”.

“La prosecuzione delle attività – si legge nel ricorso – risulta incompatibile con le esigenze di difesa del territorio e di protezione della salute dei cittadini, chiaramente esposte ad un ulteriore peggioramento ed aggravamento, con pregiudizio grave ed irreparabile”.

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