In ricordo di Massimo Santarelli, il mio complice in questo lavoro

Massimo Santarelli
Mauro Benedetti mi si avvicinò e mi disse ad un orecchio: “Hai notato Lidano?”. Io: “cosa?”. “Siamo 21 persone, 20 vengono da Latina e una è di Montorio al Vomano, e siamo a Montorio al Vomano“.
Massimo aveva fatto spostare 20 persone per non muoversi lui e nessuno, dico nessuno, aveva trovato questo “pesante”, “sgradevole”, “ingiusto”. Massimo Santarelli era questo, una persona che entrava nella “gentilezza delle persone”. Per accidenti, poi per scelta reciproca, ci trovammo a condividere una cosa da inventare, le pagine dei paesi in un quotidiano locale, anche lui da inventare. Guardate che scrivere Sezze, o Formia sulla testatina era rivoluzionario perché prima non si era mai fatto. Massimo veniva da “Il Centro” con Benedetti al seguito, si metteva di buona lena verso mezzogiorno, di ogni giorno, e parlava, parlava, e parlava ancora con i corrispondenti, con ciascuno. Era con la cornetta del telefono una unica cosa, una sorta di arto, di pezzo di anima sua. Parlava vicino, fitto fitto, ma non sentivi nulla.
Quanto abbiamo litigato, quante idee strane l’uno per l’altro. Lui, una passione per la grafica, rivoluzionò un giornale nato, non banale, ma, ed è peggio, anonimo.
Sommari, il “bianco che arreda, le foto scontornate, due pagine impaginate insieme con la foto che si sovrapponeva nel mezzo, che per farne due ne dovevi disegnare tre. Geniale, sui titoli non ci prendeva tanto, ma quella “rivoluzione grafica”, appassionata aiutò non molto a fare di Latina Oggi da una banalità un prodotto da leggere, gradevole, piacevole.
Ci inventammo le guerre finte come il “parco dell’amore” in cui per fare una bella grafica “mi costrinse” ad attaccare da bigotto (che non sono e non ero) l’assessore Enzo Eramo di Sezze che aveva “pensato” (a dire il vero pure lui un poco costretto dalle nostre fantasie) di dedicare uno spazio davanti l’Anfiteatro ai ragazzi che volevano “amarsi”, con Luisa Guarino “coscritta” a fare la progressista. Imbastimmo un caos che andammo a finire, ora non ricordo se su Tele Monte Carlo o era già La 7, ed era la prima volta che si parlava di noi non per cronaca violenta ma per costume. L’assessore era complice e amico mio e suo, uno di quelli che ha pianto tanto per la scomparsa di Massimo. Sarà stata una fake news anticipata, non lo so.
Ci siamo divertiti complici io e Massimo, abbiamo litigato come matti, su tutto, ma ogni giorno pensavamo di essere dentro un miracolo, fare il lavoro che ci piaceva, farlo in un altro modo da come si faceva. Io piu’ con le parole, lui tanto con quel gusto di fare della pagina un mosaico che era “scrittura” come nelle chiese bizantine.
Se ne è andato 15 anni fa Massimo Santarelli, di botto ma senza rumore, come quando parlava per ore al telefono e lo tenevi accanto ma non sentivi. Una volta fece pagine bellissime ma io dovetti fare 75 titoli, tutti giusti meno uno in cui feci morire un vivente, uno di Velletri, il giorno dopo il morto ci fece neri, pure in locandina lo avevo ucciso, e noi, io e Massimo lo facemmo “risorgere”. Insomma eravamo così esaltati che la storia ricorda solo tre resurrezioni: quella di nostro Signore con Lazzaro; quella mia e di Massimo col velletrano; e quella di Renzi con Berlusconi.
Ciao Massimo, a me piace ricordarti così, perchè così siamo stati amici.
Ciao, Lidano
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