Il silenzio intorno a Coletta

Miscioscia Grassucci Coletta
Francesco Miscioscia, Lidano Grassucci e il Sindaco Coletta

La stanza è quella di Di Giorgi, sui muri stampe di Pietro Piccoli, il sindaco precisa: “Ce le ho trovate”. I corridoi sono silenti, il telefono anche. Sulla parete dietro la scrivania la foto del Presidente Mattarella e accanto quella di Falcone e Borsellino: “Quella l’ho mesa io”. Sorride, ha una camicia sul verde, una spilla di latta al bavero con scritto di amor di bicicletta. Ovattato da qui il mondo. Ma i cento giorni? “Ma ne servono almeno 365, lo dicono tutti i sindaci”. Sul tavolo un contenitore di vetro con le Golia. Il tempo? Già, qui c’è la “fretta” di chi fa le domande e il “datemitempo” di Damiano Coletta. Ma non schiva le domande, incassa, poi tra due punti segna arabeschi, ha fatto calcio, dribbla. L’opinione pubblica mostra segni di delusione? Lui quasi serafico: giro per la città, ricevo cittadini una volta la settimana dalle 8.30 alle 10, non mi pare ci sia delusione, anzi.

Annuncia che sta studiando forme di partecipazione nei quartieri. I comitati di quartiere? Come le circoscrizioni di Corona? “No, no, stiamo vedendo”. Falcone e Borsellino nella foto sono sorridenti, incarnano l’idea di uno Stato serio, talvolta incomprensibile in un paese dove la Patria coincide con la famiglia, dove le virtù si “certificano” ma di meno si praticano. Coletta parla di regole, regole da rispettare. Esempio? Le palestre. Seguo, ma non seguo. C’erano tempi di palestre e colonie marine…

Lenin scrisse un testo, il “che fare”, chiedo che fare. “Stiamo dalla parte dei cittadini”. Quindi? Pubblicizzare: rifiuti, acqua, aprire contenzioso con la metro, consorzio per i trasporti con Aprilia e Cisterna. Musica per un socialista, ma i contratti firmati? Si studia.

Poi task force per le piazze, sponsor per reperire fondi. Ma lo aveva già fatto Guercio con Finestra… ci pensa poi dice “Aveva fatto bene”. La task force la immagini di rambo che ‘salvano’, ma è immagine da film americani di tanta energia e da cinema di periferia da cui vengo e non capisco.

Datemi almeno un anno. Un anno, 365 giorni, il Papa ci ha insegnato in quel tempo la misericordia. I nostalgici, che in Comune hanno governato per piu’ di 20 anni, avevano fretta, ora c’è l’estasi della lentezza. Finestra era nostalgico-futurista, Zaccheo onirico, Di Giorgi era non pervenuto, ora? Mi colpisce il silenzio, queste città (quelle del piano pontino) erano per Moravia “le città del silenzio” con la duna d’Africa, sembra che i muri siano silenziati. Silenzio lento, lungo. “Abbiamo poco personale”, dice. Ha ragione? Non so, ma Gaber ‘era comunista perchè non conosceva i dipendenti statali, parastali e affini’. Forse il “todo cambia” è legato al tempo, il tempo si rallenta ora. Certo: intemodale, Icos, metro, cittadella giudiziaria, ex consorzio agrario, mercato annonario, terme sono casi non imputabili a Coletta, anzi spiegano perchè qui c’è Coletta e non altri, ma ora sono nelle mani di Coletta e il tempo lento non cicatrizza. Silenzio nella stanza, parla delle palestre del regolamento non rispettato. Non capisco molto dell’argomento, non faccio sport per principio, sarà per questo che non mi appassiono. A Palermo hanno il problema del traffico, a Latina delle palestre. Certo non vorrei far Coletta oggi, la città pare diluita, pare… pare che la dimentichi. Non vorrei fare Coletta, ma se lo dovessi fare romperei questo silenzio, urlerei che “non c’è piu’ tempo”. Ma cosa volete, queste sono città del silenzio. Il corridoio è silente.

Ci salutiamo, il sindaco dice di sentire la città, usciamo dal Comune, è uscito il sole in questo settembre di pioggia, la città va, come può. Spero che Coletta sappia il suo, e l’errore sia nel vecchio cronista di animo setino, la bandiera sul pennone del Comune è lacera, è il XX settembre ma forse non significa più niente.

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