Il reato di “lesa maestà” nella bizzarra epoca benecomunista

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Dario Bellini

Mi tocca difendere persino la Zuliani, chi mi conosce sa quanto mi costi, eppure lo devo fare perché quando una persona ha ragione bisogna difenderla e basta, anche se ti ha tradito per un piatto di lenticchie, politiche s’intende.

La Presidente della Commissione Trasparenza ha esternato un commento legittimo e sacrosanto, oltreché politicamente fondato, sulla inopportunità della concessione di deleghe ai consiglieri da parte del Sindaco di Latina, portando a sostegno della sua tesi l’ipotesi che si tratti di un risarcimento per i consiglieri benecomunisti rimasti a bocca asciutta dopo la vittoria elettorale.

Niente di stano, il ragionamento della consigliera Zuliani fila liscio come l’olio. In tanti lo hanno condiviso, compreso il sottoscritto che su queste colonne aveva argomentato nella stessa direzione.

Apriti cielo! Il capogruppo di LBC ed il segretario di LBC Pietro Gava, in passato membro dello staff elettorale della Zuliani, hanno accusato la consigliera di non essere imparziale, pertanto di non poter svolgere la funzione di Presidente della Commissione Trasparenza.

Ora, o si entra nell’ottica deformata della democrazia di Bellini e Gava oppure non si comprende dove e quando la Zuliani si sarebbe macchiata di imparzialità. Alla Zuliani viene contestato l’uso della parola “escamotage”. Secondo i benecomunisti gli escamotage sono sempre quelli degli altri, le loro marchette si chiamano “partecipazione”.

Guai a criticarli, quindi, c’è il rischio di essere accusati di lesa maestà, un reato di altri tempi.

Di questi tempi, solo in qualche regime autoritario africano il segretario di un partito politico, né eletto né candidato alle elezioni, può permettersi di censurare un consigliere comunale, quello che suona strano è la pericolosa deriva benecomunista, un manipolo di moralisti sempre più isolato in città che inizia ad assumere le sembianze di Savonarola.

Sì, perché in questi anni i benecomunisti hanno dato la patente a tutti, hanno giudicato, insultato, hanno tacciato di immoralità ed adesso, da perfetti moralisti, non accettano critiche, nel caso della Zuliani una critica politica onesta e sacrosanta.

Probabilmente è solo la prima forma di autodifesa: davanti a tanta insipienza avranno pensato che la miglior difesa è l’attacco, oppure, come hanno detto bene i miei colleghi di partito, provano a fare “l’opposizione all’opposizione”.

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