Il miracolo del bosco verticale, Lbc ha una idea

“Facciamo al Key un giardino verticale”, la proposta è del consigliere di Lbc, Marina Aramini. Gli alberi dentro lo scheletro di una utopia? Perché no? E’ un’idea, un’idea fuori dall’ovvio, fuori da quel sentito dire che diventa ossessione del niente. Non so neanche se si può fare ma è una “idea futurista”, una idea nello spirito di una città che è nata per osare e non per ossequiare. Questa è città veloce, di macchina, che ha sempre un appuntamento col futuro ed invece è governata non da musetti (il salame fresco dei veneti del piano), ma da salami stagionati.

Zora è obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La terra l’ha dimenticata” (Italo Calvino, le città invisibili). La vorrebbero ridurre al suo ricordo, uccidendola, non alla sua sfida, salvandola.

La proposta del bosco verticale rompe l’ovvio (il già detto ripetuto si fa banale) quindi l’inutile. Lancia una sfida, ingenua? Forse ma non era ingenuo pensare che il mondo non poteva finire poco più giù di Cadice, che giravamo in tondo, che una mela cade giù perché la terra se la vuole mangiare?

Un giardino verticale in una città piatta di idee, di coscienza di sé, una città banale nel quadro e squadro se ci togli la velocità, l’immaginazione. Qui, qui a Latina, i pittori arrivavano in aereo dall’alto e neanche atterravano ma dipingevano al volo, nel volo, in aria.

La proposta è sveglia, nella città dormiente e scimmiottante altri mondi che non l’appartengono. Lbc è come le donne del paesino di Sant’Ilario cantato da De Andrè: “non brilla certo per iniziativa”. Dice è tempo, ma le idee non sono yogurt che scade, non sono orologi che han bisogno di respiro, o sono o non sono. Questa è. So bene che non se ne farà nulla, che la uccideranno banali pensanti senza pensiero, ma resta una idea e questo è già rivoluzionario.

Un albero in cielo, che dal basso gli vedi le radici, la forza di cercare terra, di abbracciarla sarebbe il simbolo di una terra a cui hanno strappato le radici e magari metterla a simbolo di questo posto, al posto di una ingenua torre bassa, con la scritta “già palude”, come una guerra vinta per sempre e non una battaglia della guerra in corso, quella di vivere. Un grattacielo al movimento non alla stasi: Zora la terra l’ha dimenticata.

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