Il mio saluto a Tina Anselmi

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Tina Anselmi nel 1976 durante la cerimonia del giuramento da Ministro

Con Tina Anselmi se ne va una dei più grandi protagonisti della storia politica e civile del nostro Paese. Abbiamo sicuramente letto molto di lei in queste ore, nei messaggi di chi l’ha omaggiata, ricordata e giustamente ringraziata.

Io non l’ho conosciuta, ho iniziato ad interessarmi alla politica quando la storia era già cambiata, quando altri sedevano al tavolo che lei aveva contribuito a costruire. Di Anselmi potremmo dire molto, è stata la prima in tutto. Ma non è solo una grande biografia a fare grande una personalità, sono piuttosto le azioni e lezioni che ci lascia. A marzo, in occasione del suo compleanno e nell’anno del 70° anniversario del voto alle donne, scrissi all’On. Anselmi per ringraziarla del suo impegno e delle sue battaglie fatte in prima persona per l’inclusione nella vita politica delle donne. Oggi sento spesso inutili discussioni attorno al “si dice ministro e ministra, sindaca o assessora”. Inutili dibattiti che, a mio avviso, coincidono, troppo spesso, con la perdita di vista dell’essenza e importanza di un ruolo per il quale si dovrebbe essere giudicate secondo i meriti e non secondo il genere.

Mi inviarono la Lectio Magistralis che tenne nel 2004, quando le venne conferita la laurea honoris causa. In quella lezione scritta sono racchiuse tutte le lezioni che nella vita, partigiana prima e politica poi, Tina Anselmi ha dato a questo Paese. Con un faro, sempre presente: la democrazia e la sua difesa. Anche, ancora oggi che la diamo per scontata ed inattaccabile. E allora questo è quello che io ho imparato da Tina Anselmi: che la strada c’è perché qualcuno ha aperto una breccia, ma non è detto che non possa essere richiusa. Che le conquiste vanno confermate ogni giorno, che l’impegno va rinnovato sempre. E che il miglior modo per rispettare il passato è migliorare il futuro.

*Foto da Panorama.it

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