Il Comitato No Biogas alza la voce: politica disinteressata, ancora nessun regolamento per le centrali

di Redazione – Tornano a chiedere chiarezza i residenti della zona Chiesuola a Latina, che rischiano di veder sorgere a pochi metri dalle loro abitazioni un’imponente centrale biogas. Da aprile scorso attendono che il Comune approvi un regolamento che disciplini il rilascio di permessi ed autorizzazioni per la realizzazione di impianti a biogas nel territorio di Latina. Il Sindaco Di Giorgi disse con certezza che la centrale non si sarebbe realizzata. Furono sospesi i permessi per costruire ma l’azienda che voleva realizzare la centrale presentò ricorso al Tar, e ora si attende la pronuncia da parte del Tribunale Amministrativo Locale. Ma a distanza di quasi un anno “Chiediamo di fare il punto della situazione e che l’amministrazione comunale sia chiara una volta per tutte sulle sue responsabilità e assunzioni di impegno”, così il comitato No Biogas Latina. La cittadinanza teme in particolare che il Tar, nella prossima udienza in programma il 21 maggio, conceda all’azienda privata il permesso per realizzare l’impianto. Manca ancora il regolamento e, lamentano dal Comitato, non è stato convocato il Consiglio Comunale richiesto per affrontare il tema. “Evidenziamo con rammarico – dice il Comitato – il disinteresse di chi ci amministra, maggioranza ed opposizione indistintamente. Ed è curioso, se non strano, il silenzio assoluto di quei consiglieri comunali del Partito Democratico più zelanti e sempre attivi per le più disparate questioni, soprattutto per quelle ambientali”. Ora il Comitato torna a chiedere un nuovo incontro al Sindaco Di Giorgi per avere rassicurazioni sul fatto che il Comune contrasterà con ogni mezzo la realizzazione di impianti a biogas.

Il Comitato No Biogas Latina nacque per evitare la nascita di una centrale in località Chiesuola ma si è poi fatto portavoce della difesa dell’intero territorio di Latina. I componenti non si dicono contrari al progresso e alla libera impresa, ma vogliono tutelare il patrimonio ambientale, le colture di eccellenza e soprattutto la salute pubblica.

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