Iannuzzi chiede il reintegro nel Movimento 5 Stelle, ricorso contro l’esplusione

di Redazione – Il deputato pontino Cristian Iannuzzi ha presentato ricorso contro l’espulsione decretata dal Movimento 5 Stelle. Iannuzzi, lo scorso dicembre, si era dimesso insieme ai colleghi senatori Simeoni e Vacciano. “Il rispetto di principi e regole vale più di una poltrona” aveva scritto il parlamentare sulla sua bacheca Facebook, dopo le feste natalizie è arrivata la sua espulsione dal Movimento 5 Stelle. Decisione che Iannuzzi aveva accolto con disappunto senza celare la sua rabbia verso Casaleggio “un imprenditore che presta dei servizi informatici – a fini di lucro – al blog di Beppe Grillo (piattaforma ufficiale del MoVimento 5 Stelle), ed ha assunto – in perfetto conflitto di interessi – anche il ruolo di capo politico vicario, posizionandosi al vertice della piramide a 5 Stelle. Non era questa l’idea originaria di riVoluzione a 5 stelle. Non era questo il MoVimento senza capi né padroni che io, e tanti altri come me, abbiamo abbracciato”.

Adesso il grillino chiede di essere reintegrato nel gruppo parlamentare “da dove sono stato immotivatamente espulso” questo perché – spiega sempre su Facebook – “voglio riottenere il diritto di voto nella piattaforma ufficiale del M5S”. Una richiesta che non può essere tacciata di incoerenza perché, chiarisce “le mie dimissioni da parlamentare non sono una presa di distanza dal MoVimento 5 Stelle, dai principi, dal programma e dunque dalla riVoluzione a 5 Stelle che vogliamo attuare nel paese, bensì la reazione ad un inspiegabile cambio di rotta da parte di chi governa il MoVimento stesso, che sta determinando il progressivo abbandono di quegli obiettivi e quei principi che rendono il MoVimento 5 Stelle l’unica ed irripetibile opportunità di cambiare profondamente la politica nel nostro Paese”.

Le dimissioni quindi non sono da intendersi come una “resa”, ma come “una presa di distanza da questo nuovo corso e la promessa di continuare la battaglia in difesa di certi principi e valori, da una posizione che mi permetta di essere completamente libero di esprimere le mie idee, senza rischiare di essere tacciato di opportunismo ed ingratitudine nei confronti del proprietario del marchio M5S”. Quindi per perseguire questi obiettivi “è indispensabile io mi dimetta dal ruolo di cittadino portavoce parlamentare per tornare a quello di libero cittadino attivista, sempre nel solco del MoVimento 5 Stelle. Almeno fino a quando all’interno del M5S sarà garantito il confronto e la libertà di espressione del proprio libero pensiero ed anche di un eventuale dissenso” conclude il parlamentare.

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