Ricerche, sperimentazioni e disinformazione: gli errori anche politici nelle cure mediche

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di Elisa Giorgi – È la settimana dell’assegnazione dei Nobel e noi ci chiediamo se è giusto o meno proiettare in Senato un film antivaccini e se la chemio è un veleno mortale. Hanno tutti diritto di parola, figuriamoci, ma le idiozie, quelle pericolose se non addirittura mortali, dovremmo cominciare a fermarle per tempo. Con la consapevolezza che spesso la realtà assume la forma di come viene raccontata, a scapito della verità.

Ero piccola e ricordo che in tv, al tg, nei programmi, le cronache furono invase da una tempesta senza precedenti. Compariva questo signore in camice e barba bianca. Dimesso, anziano, determinato. Era Luigi Di Bella che infettava l’etere con il suo metodo, che raccontava essere miracoloso nella cura contro il cancro. Con buona pace dei pareri negativi di tutte le commissioni mediche italiane, prima fra tutte quella oncologica. Ma l’onda mediatica partì e il piano scientifico lasciò il posto a quello emozionale. I politici di opposizione, ai tempi AN per prima, foraggiarono e difesero il metodo che ormai era il cibo dei disperati in cerca di cura. La spinta popolare e l’incauta pressione politica portarono l’allora ministro Bindi ad autorizzare con urgenza il protocollo di sperimentazione. Risultato chiaro ed evidente: nessuno dei trattati con il metodo sopravvisse. Un disastro per le casse dello stato ed un’amara delusione per quanti guardavano con speranza alla nuova cura.

Eppure la lezione non ci è bastata. Una decina d’anni dopo, tra il 2007 e il 2013, arriva Davide Vannoni ed il suo metodo Stamina. Una storia fatto di sottoscala adibiti a laboratori di ricerca, centri estetici spacciati per cliniche mediche con protagonista un docente laureato in comunicazione che si spaccia per scienziato. La storia, di quella che poi si rivelerà una truffa, ha per sponsor i più seguiti programmi televisivi e numerose manifestazioni di piazza. Stesso copione. Vannoni è un comunicatore di massa e alla massa inizia a raccontare che lui è in grado di “trattare” le cellule staminali prelevate dal midollo, “trasformarle” in neuroni che poi reimmette nei pazienti curando così le malattie neurodegenerative, Parkinson e Alzheimer e alcune infantili come l’atrofia muscolare spinale. Zero prove scientifiche, zero brevetti, milioni di pazienti e genitori di bambini malati attaccati a questa speranza. Partono i programmi tv e le proteste popolari in favore della cura. L’onda emotiva prevale. L’allora ministro alla sanità Balduzzi propone il decreto, nel maggio 2013 la Commissione affari sociali della Camera lo approva all’unanimità dando avvio alla sperimentazione del Metodo Vannoni, incuranti da prima del parere negativo di AIFA, del Centro Nazionale Trapianti e dell’Istituto Superiore di Sanità, costretti poi a tornare sui loro passi davanti ad una truffa così palese.

E oggi? Oggi, peggio di ieri, non cerchiamo disperatamente una cura credendo ingenuamente a tutto. No, mettiamo addirittura in discussione la prevenzione, i vaccini, che ci hanno consentito di diventare popolazione e non untori infettivi di mali. Il M5S sponsorizza questa campagna inquietante, pericolosa e di disinformazione. Esempi che ci ricordano il legame indissolubile tra la scienza medica e la politica. Un legame fatto non solo di poca conoscenza e di una democrazia rappresentativa che troppo spesso, in questi casi, fallisce nel suo ruolo. Ma di modello politico anti-politici del mestiere, partito nel ’94 e sposato da tutti, arrivato ad essere anti-casta e che sta diventando anti-professionismo, in un brodo di sfiducia che viene alimentata. Per cui il medico, lo scienziato, il professionista appartengono tutti ad una lobby che cura i propri interessi e perciò non i nostri e allora tanto vale curarsi da soli che con le erbe il nonno di mio nonno ha campato 100 anni. Capirà la politica, nel suo ruolo rappresentativo e di guida, che è quella sfiducia che deve combattere?

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