Formia, delitto Langella: arrestato per omicidio preterintenzionale il convivente Andrea Tamburrino

Il tribunale di Cassino

Svolta nell’omicidio di Giuseppe Langella, a Formia. Questa mattina i carabinieri della compagnia di Formia diretti dal capitano David Pirrera, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Lo Mastro del Tribunale di Cassino, nei confronti del 42enne Andrea Tamburrino, accusato di omicidio preterintenzionale.

Complesse e prolungate le indagini svolte dagli uomini del Nucleo Operativo e Radiomobile guidati dal tenente Massimo Milano, che nlle prime ore del 2 dicembre scorso, nella villa di via Giovenale a Formia, si erano trovati davanti ad uno scenario investigativo molto articolato, con il rinvenimento del cadavere di Langella, mentre il coabitante Andrea Tamburrino, giaceva agonizzante a seguito di un tentativo di suicidio.

I tragici momenti di quella notte venivano ricostruiti mediante la minuziosa analisi della scena del crimine, che consentiva di accertare la causa della morte della vittima, avvenuta per  un’aggressione, confermata anche in sede di autopsia. Gli investigatori avrebbero individuato inconfutabili segni attestanti la violenza della quale era rimasto vittima Langella.

Il presunto aggressore cercò da subito di sviare le indagini cercando di ripulire le tracce del crimine poco prima commesso. La villa sarebbe stata infatti ripulita di tutto punto, prima che i soccorsi fossero chiamati. Con il luminol però sono state trovate impronte compatibili proprio con quelle dell’arrestato. Attraverso l’esame dei dispositivi informatici e telefonici utilizzati dai sospettati e l’escussione delle persone informate sui fatti sono state vagliate accuratamente le concitate ore del delitto nonché analizzata la personalità e ogni aspetto della vita dei due personaggi coinvolti.

I rapporti esistenti tra i due secondo gli inquirenti, avrebbero evidenziavano la reciproca convenienza che caratterizzava la loro convivenza. In particolar modo Tamburrino risulterebbe, sempre per gli investigatori, un soggetto violento e manipolatore, come testimoniano altri procedimenti giudiziari cui era stato sottoposto.

Diverse cose non quadravano nel racconto di Tamburrino, l’uomo aveva raccontato per esempio di essere caduto dalle scale, ma le ferite non sarebbero compatibili con una caduta. Le indagini sono state coadiuvate anche dai medici legali, quattro in tutto, del gip Lo Mastro, Daniela Lucidi, del pm, Alessandro Mariani, da Filippo Marino per l’avvocato Macari che assiste la famiglia della vittima e da Giancarlo Pacilio per l’avvocato Cardillo Cupo che difende l’arrestato.

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