Elezioni Sezze, la politica autolesionista del PD allontana l’ipotesi primarie

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La campagna elettorale di Sezze rischia di diventare sempre di più una corsa individuale di alcuni personaggi che decidono di puntare tutto sul proprio prestigio personale piuttosto che sull’identificazione in un partito.

Questo a causa, soprattutto, dell’inerzia del PD che si muove per non decidere e continua a rimandare, pericolosamente, qualunque presa di posizione.

È il caso del direttivo comunale che si è riunito ieri dove dei quattro aspiranti alla poltrona di sindaco ne erano presenti solo due. E non è un caso che gli assenti fossero proprio Giovanni Zeppieri e Giovanni Bernasconi.

All’ordine del giorno c’era la formazione di un comitato che, in vista delle elezioni comunali, avrebbe dovuto lavorare alle primarie o comunque gettare le basi per arrivare ad una sintesi tra le varie anime rappresentate nel direttivo.

Sull’argomento è nata una discussione animata che ha avuto come protagonisti Sergio Di Raimo ed Enzo Eramo. Ma dopo tante parole alla fine si è deciso di non decidere, rimandando qualunque azione e aggiornando la riunione a qualche giorno.

Un atteggiamento autolesionista da parte del PD che, in questo modo, rischia di perdere completamente le redini della situazione alimentando le aspirazioni personali dei suoi personaggi di spicco – che già hanno iniziato a lavorare tatticamente sulle proprie candidature. In questo momento pesa ancora di più la mancanza di un segretario comunale dem così come di una classe dirigente che possa guidare in modo chiaro il partito e pesa soprattutto alla luce del fatto che il segretario provinciale del PD, Salvatore La Penna, è proprio di Sezze.

È chiaro che più si va avanti e meno sarà possibile arrivare ad una sintesi in un partito in cui le varie correnti stentano a trovare elementi comuni sui quali costruire un progetto unitario per la città. Ed è chiaro che chi può contare sui propri voti possa anche non essere più interessato ad appuntarsi sul bavero il simbolo di un PD che recentemente a livello provinciale non ne ha azzeccata una.

In questo senso gli stessi Eramo, Di Raimo, Bernasconi e Zeppieri non hanno motivo di partecipare a delle primarie che potrebbero solo compromettere la loro reputazione politica. Le primarie, come abbiamo visto ultimamente, non sono più strumento di convergenza, ma finiscono per diventare detonatore dei conflitti interni tra le varie anime del partito, cosa che è accaduta a Latina dove la consultazione popolare non ha fatto altro che accentuare la divisione tra moscardelliani e fortiani, con il risultato che il PD non è riuscito nemmeno ad arrivare al ballottaggio.

Insomma per ora il PD sta facendo quello che gli riesce benissimo, cioè non fare nulla in attesa di altri sviluppi, ma questa strategia attendista gli si rivolterà contro ben presto.

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