È scomparso Almerindo Galardo, un politico

Almerindo Galardo
Nella foto Almerindo Galardo tra Pietro Piccoli e Marco Fuoco

“Ricordati che, se anche sono vecchio, sono sempre un politico”, chiuse così una conversazione con il figlio Maurizio durante una delle ultime campagne elettorali. Un politico era Almerindo Galardo, democristiano versione morotea, amministratore della sanità, delle case popolari, del comune di Latina. E’ scomparso questa notte all’eta di 92 anni.

In ogni campagna elettorale “richiamava” i suoi, la squadra che per lui era una tela fitta di ordito e trama, era legame. Un legame strettissimo per un amore, una passione, che era la politica, eredità presa dal figlio Maurizio che ne ha preso la “socialità”, ma lui era più razionale. Veniva dal profondo sud pontino, da Castelforte (a cui ha dedicato un libro di ricordi), poi Latina che era la città che amava, profondamente. Nella Dc, quella difficile del dopoguerra, quella che ha interpretato al meglio la comunità pontina, che ha educato (fino a quando ha potuto) alla democrazia, alla consapevolezza. Era la versione, dentro la galassia democristiana, di Aldo Moro, di quella idea di apertura a sinistra per socialità, ma dentro il moderatismo cattolico e le sue sicurezze. Almerindo era un interlocutore, mediatore dentro le “guerre” della Dc che lui riusciva a capitalizzare, a mantenere la posizione.

La politica per Galardo era risposta ai bisogni, era gestione operativa, non utopia e rimando. Faceva, Almerindo, dentro una sanità che stava diventando diritto e non concessione, dentro il bisogno della casa che era “inclusione” sociale e non esclusione. Era, Almerindo, agli antipodi della politica delle virtù manifestate a fronte di incapacità, inumanità manifeste. I cattolici andavano dentro lo Stato non per fare da ragionieri, ma per portarci dentro la pietà, l’umano, che lo stato borghese nega a priori. Era dalla battuta facile, all’infermiere che gli chiedeva “come sta?”, durante un recentissimo ricovero in ospedale, rispose:”ma lei chiede come sta ad uno che sta per morire”. Intelligenza rapida, capiva le persone al volo e ne era compreso. Non era di potere era di una cosa che oggi i terzorepubblicani (sic) neanche conoscono l’esistenza, era autorevole. Aveva per i suoi prestigio, amava la politica, era “politico”, uomo della città, non rimandava mai le cose, se ne faceva parte. La politica nuova era per lui domande, perché era curioso e nel frequentarlo scoprivo solo poi che era lui che mi aveva fatto le domande, aveva cercato di capire attraverso quello che io avevo capito.

Non si sovrapponeva mai nei discorsi, ma discorreva. Mi ha ospitato nella sua casa di Suso, mi si sedeva accanto e chiedeva di Latina e delle cose della politica, per passione, passione che non lo ha mai abbandonato, la sua vita coincide con la politica, con lo stare tra la gente. Se ne va un democristiano, uno di quelli che ha pensato che la “ricostruzione” della città dovesse essere “farsi città”. Arrivava al Circolo cittadino la mattina, lo indossava, e da lì viveva la città, come fanno i gentiluomini che non offendono mai e il mondo cercano di capirlo non di imporlo per la consapevolezza di essere uomini tra uomini.

Almerindo Galardo, un politico, io mi tolgo il cappello.

*Foto da www.parvapolis.it

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