Donald Trump, il veramente cattivo che batte il falsamente buono

Donald Trump
Donald Trump

Tutto era contro di lui, anche lui. Tutto era contro quel tagliare con l’ascia gli ostacoli, prescindendo dal fatto di avere davanti un albero o un palo d’acciaio. Lui non era neanche candidabile, era tutto quello che a dirlo non si vorrebbe, ma nel profondo si è.

Trump è quella cafona esistenza di ogni uomo medio, è il timore di ogni timore e per ogni dolore c’è una pistola. È quel gesto assurdo dei soldati americani che sparavano con la pistola contro gli aerei in picchiata, è fare anche se non c’è nulla da poter fare. Trump è quel vento nella società che non ne può più di uno Stato che ti dice cosa devi fare, che entra nel letto di casa, nel tuo salotto e ti dice cosa devi fare anche nella tua macchina. Trump è quella idea animale che nel nostro non ci sono gli altri. È far i muri alle nazioni, alle città, alle case, ai letti che fuori c’è sempre il male. Fuori le mura i turchi, il feroce saladino, il viandante che ha la colpa di aver visto il mare. Ma lui, lui Trump, aveva una cosa che la Clinton, e i tanti leader politicamente corretti, non possono avere: è cattivo sincero; mediocre sincero; cafone sincero. Lei è sforzatamente buona, sforzatamente rassicurante, è falsamente anche cattiva perché voleva esser buona. Chiude la sua campagna elettorale dicendo: noi siamo amore, loro paura. Ma Trump era paura sincera, lei non era vero amore.

Da un lato l’ipocrisia di farsi vedere come non si è, dall’altro la mediocrità che non si cela. Trump è l’America, il mondo, che ha paura e lo dice, che coalizza la mediocrità del timore. Nel medioevo i villici cercavano cavalieri per la loro difesa, non si cimentavano, appaltavano. Trump ha cavallo e armatura come Brancaleone da Norcia che Lancillotto non è disponibile. Ma i Clinton di tutto il mondo ora sanno che la politica non può insegnare come vivere, ma deve far vivere. La Clinton sapeva come si sarebbe dovuto vivere, Trump e i suoi vogliono vivere.

È quell’onda che anche da noi è passata, è il civismo del facciamo qualcosa davanti alla pretesa dei professorini della politica che spiegano come si fa. Coletta non sapeva fare, non sa fare, ma è veramente incapace, gli altri erano artatamente insegnanti di come si sarebbe dovuto fare.

Il vento di rivolta è lo stesso, va compreso, va definito. Altrimenti? Dalle ragioni della politica si passa alla politica della difesa dalle ragioni.

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