Dibattito aperto sul PD di Latina, il mea culpa di Bernasconi: abbiamo anteposto le Istituzioni alla gente

di Massimo Guida – A partire dal convegno organizzato da Enrico Forte, si è aperto un vero e proprio dibattito sul futuro del PD in provincia di Latina. Al consigliere regionale ha risposto prima, e in modo un po’ polemico, il senatore Claudio Moscardelli che ha difeso a spada tratta l’operato del segretario provinciale La Penna, di cui Forte chiedeva le dimissioni, e i successi ottenuti in questo ultimo anno: primo partito a Latina alle Europee e la guida della Provincia di Latina dopo dieci anni di gestione cusaniana.

E a proposito di Provincia nel confronto interviene anche Giovanni Bernasconi, consigliere comunale di Sezze e vicepresidente a via Costa, che fa una disamina a partire dagli errori del PD per tracciare gli obiettivi futuri del partito pontino. Bernasconi ammette che alcune accuse che vengono mosse ai democratici sono vere: “Nel tentativo di opporci alla strategia berlusconiana, abbiamo finito per copiare alcuni modi di fare politica. Abbiamo aiutato la deriva verso un modello proiettato solo sulle Istituzioni e meno attento alla dimensione territoriale. E così i cittadini non riconoscono più un ruolo centrale ai partiti”.

Arrivando da Sezze alla Provincia di Latina il consigliere si è reso conto di “non avere a disposizione un’elaborazione compiuta del nostro partito: abbiamo un’elaborazione frammentata, riferimenti sociali parziali e non rappresentativi dell’intera comunità”. Adesso invece “si avverte la necessità di un partito che sappia ora più che mai dettare l’indirizzo di marcia affidandosi non solo a esperti e consiglieri, ma soprattutto ad un’elaborazione collettiva dei nostri iscritti che debbono ritornare ad essere attivi con le loro istanze e intelligenze”.

Per questo obiettivi per il futuro devono essere in primis “ricostruire la fiducia nella politica, pena un definitivo scivolamento verso forme di anarchia istituzionale. Dobbiamo fare una buona politica, che sappia affrontare le questioni del Paese, del territorio, e la nostra specifica questione territoriale riguarda il suo sviluppo economico”.

“Ora tocca a noi – conclude –  affrontare la questione del nuovo modello di sviluppo. E’ la grande occasione del Partito Democratico per uscire alla nostra storica subalternità politica, e per riuscirci abbiamo bisogno di attivare la più ampia partecipazione”.

SHARE