Di Giorgi e le dimissioni: le pressioni di Malvaso, la vendetta di Monti e l’ombra di Zaccheo

Giovanni-Di-Giorgi

Le intercettazioni relative all’indagine Olimpia raccontano sotto un’altra luce anche le dimissioni di Giovanni Di Giorgi, annunciate il 23 ottobre 2014 e ritirate l’ultimo giorno utile, il 12 novembre.

Il quadro che emerge, stando alle ricostruzioni che hanno fatto gli inquirenti, è quello di notevoli pressioni sul Sindaco Giovanni Di Giorgi. Di scenari non meglio chiariti ma quantomeno inquietanti parlano Pasquale Maietta e Gianfranco Melaragni (capo di Gabinetto), mentre emergono pressioni da parte di Enzo Malvaso, Ventura Monti e nel calderone per i Carabinieri finisce anche l’ex sindaco Vincenzo Zaccheo.

Provando a procedere con ordine, quello che emerge è che al 5 novembre, Di Giorgi sembrava irremovibile sulle sue dimissioni (ufficialmente per conflittualità interne alla sua maggioranza). Della questione discutono Pasquale Maietta e Gianfranco Melaragni. Per il capo di Gabinetto le dimissioni sono “un lusso che non si può consentire”. Melaragni più volte lo avrebbe ribadito allo stesso sindaco dimissionario. Per questo chiede l’intercessione di Maietta, perché, se Di Giorgi si dimette, è meglio per l’ex sindaco andare in Afghanistan ma non rimanere a Latina. La risposta di Maietta è ancora più dura: lui Di Giorgi lo legherebbe alla poltrona. In una successiva conversazione Melaragni propone a Maietta di parlare con la moglie di Di Giorgi, perché “è lei la chiave”. Il 9 novembre Melaragni e Maietta discutono invece della possibilità che Di Giorgi voglia fare una giunta tecnica, ma ancora una volta la conversazione lascia trasparire che Di Giorgi non ha nessuna intenzione di rimanere, come se qualcuno gli avesse detto di andarsene e lui avesse acconsentito.

Sono quelli i giorni in cui esce fuori lo scandalo della casa che Giovanni Di Giorgi avrebbe comprato da Vincenzo Malvaso, in una vicenda che appariva come uno scambio dopo l’approvazione della variante di Borgo Piave. Lo stesso Di Giorgi dirà a Melaragni il 7 novembre qualcosa che risuona come un “Hai visto che bel regalo che mi hanno fatto?”. Il sospetto è che a passare quelle informazioni all’allora Quotidiano di Latina sia stato l’ex capo di Gabinetto Giacomo Mignano. Per Di Giorgi si era attivata una macchina del fango.

Il resto è noto: Di Giorgi ritira le dimissioni, ma revoca Ventura Monti e Giuseppe Di Rubbo dai loro incarichi all’urbanistica. È a questo punto che entra in scena l’ex sindaco Vincenzo Zaccheo.

Secondo i Carabinieri, l’ex dirigente Ventura Monti vorrebbe mettere in atto propositi vendicativi nei confronti di Di Giorgi e in questo sarebbe strumentalizzato proprio da Vincenzo Zaccheo. Sarebbe Monti a passare alla stampa le informazioni circa la casa di Di Giorgi e i presunti problemi legati a locali tecnici che probabilmente non erano poi tanto tecnici.

In questo scenario di pressioni e condizionamenti si inserisce anche Vincenzo Malvaso intercettato al telefono con Ventura Monti. Il 25 novembre i due parlano della revoca del dirigente all’Urbanistica. Sulla discordia che regna tra Di Giorgi e Monti, si intromette Malvaso che rassicura il dirigente “lo sistemiamo noi, non ti preoccupare”. Dalla stessa conversazione emerge che anche Di Rubbo avrebbe tentato di far desistere il Sindaco circa la revoca di Monti. Monti invece aveva già avuto modo di esternare personalmente a Di Giorgi la sua delusione, preannunciandogli un ricorso, perché, spiega: “È sbagliato pensare che tutti i guai siano nell’Urbanistica”. “È l’unica cosa che ha funzionato”, replica Malvaso. “Del Sindaco non ci si può fidare, un giorno dice una cosa e poi dopo te se inc…”. Malvaso replica che “Ormai lo abbiamo capito… ormai sono problemi suoi”. La telefonata prosegue con Malvaso che racconta il suo rifiuto a una richiesta di incontro da parte di Di Giorgi. “Se il sindaco rimette tutto a posto come prima si può discutere. Deve rimettere le cose come prima se no può andare a fare in c…”. Nella stessa telefonata i due concordano di non fidarsi del sindaco, anche se Di Giorgi sarebbe intenzionato a ritrattare e a dire in Consiglio Comunale che l’Urbanistica funziona e che Monti ha lavorato bene. “L’importante che non ci fa questo momentaneo contentino e dopo fa come c…. gli pare come al solito”, ribatte Monti. “Ora non lo può fare”, è la replica di Malvaso, che lascia intendere quale tipo di pressione ci fosse su Di Giorgi.

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