Dario Fo e povero anche il cavallo

Dario Fo
Dario Fo

Mi piaceva la lingua che inventava parlando, mi piaceva che il rumore delle parole faceva il francese, l’inglese o semplicemente il volgare di qualche evo. Era la capacità di ornare i suoni Dario Fo, era la chiarezza che comunque andava era “povero anche il cavallo”. Già, quello che gli altri: il ricco, il Cardinale, il Re e il generale si lamentano, ma è il cavallo che li regge e porta.

Dario Fo è stato per me quel “povero anche il cavallo”. Politicamente non lo seguivo, troppo irragionevole per me, troppo dentro schemi di ragione e non guitti, ma, ma ero, e resto, innamorato di quel cavallo. Della fatica del cavallo, che il povero non deve piangere, non deve piangere perché piangere dà fastidio al Re. Il guitto combatte il ricco, il Re, il Cardinale con la risata, non con il pianto del dramma. La rivoluzione è la risata che vi seppellirà, non il dolore che uccide con la fatica il cavallo.

Dario Fo mi ha insegnato che nella gerarchia assurda ed ingiusta del mondo c’era chi stava peggio del povero privo del pianto: era il cavallo.

Ora la retorica sommergerà il mondo, tutti rivendicheranno conoscenze. Io dico solo del cavallo. Sono di famiglia di cavallari, ero predisposto a stare dalla parte del cavallo, sono ultimo e sono predisposto a stare dalla parte di chi non può piangere, ma… ma sì, mi ha fatto conoscere anche Fra Dolcino, quello che Dio, il signore che tutto può, non poteva sopportare che il grasso del potere fosse pure il potere di pregare e quel grasso si poteva sgozzare.

Un mondo che suonava volgare italiano o francese, ma la lingua era sempre un suono ed il cavallo era sotto anche al guitto.

Povero anche il cavallo. Ciao Dario, mica ci siamo conosciuti di persona, ma io ho imparato del cavallo e di Dolcino, grazie!

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