Corruzione al Tribunale di Latina, ecco come il Giudice e gli altri lucravano sui fallimenti

di Redazione – È un vero e proprio terremoto quello che si è abbattuto sul Tribunale di Latina dove otto persone sono state arrestate per quello che la Questura definisce “Un consolidato sistema corruttivo”. Agli arresti in carcere sono finiti il giudice della sezione fallimentare Antonio Lollo, i commercialisti Marco Viola, Vittorio Genco e Massimo Gatto. Ai domiciliari la moglie del giudice, Antonia Lusena, l’imprenditore Luca Granato, il sottoufficiale della guardia di finanza Roberto Menduti, e la cancelliera del Tribunale, Rita Sacchetti. Nella notte è stata fermata anche la suocera del giudice Lollo: si tratta di Angela Lusena Sciarretta, ex vice questore e attuale presidente provinciale del comitato Unicef di Latina.

Le indagini delle procure di Latina e Perugia sono partite a seguito di una denuncia per sospetta bancarotta nell’ambito di un concordato preventivo. Quello che è venuto alla luce è che il giudice nominava i tre commercialisti per le singole procedure concorsuali, e da questi intascava il 15% dei compensi loro liquidati sulla base delle sue stesse sentenze. Tanti sono i reati dei quali le persone indagate dovranno rispondere: corruzione in atti giudiziari, concussione, turbativa d’asta, falso, rivelazione di segreto e accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico. Il sospetto è che gli arrestati tendessero anche ad influenzare il corretto svolgimento delle aste.

Agli arresti è seguito il sequestro del “tesoretto” del giudice Lollo: beni per un valore di oltre un milione di euro. Il magistrato nelle intercettazioni non aveva nascosto le difficoltà nell’investire i soldi che riceveva, dal momento che non poteva più intestarsi altri immobili. Ecco allora decidere di acquistare gioielli da donare alla moglie. La suocera di Lollo, Angela Lusena Sciarretta, invece è stata fermata mentre tentava di nascondere 350 mila euro. Ma il suo fermo sarebbe stato dovuto alla detenzione di armi da guerra.

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