Coletta e lo scorretto

Lidano Grassucci Damiano Coletta
Lidano Grassucci e Damiano Coletta

Scorretto, non retto. Che non segue la retta via, che è “sempre smarrita” e ti trovi all’inferno. Il sindaco di Latina, Damiano Coletta, durante la trasmissione Monitor su Lazio Tv condotta da Egidio Fia, spiega la “verità”, la “retta via” al cronista che osa non essere retto ma scorre la retta. Mi spiegarono che esiste una verità, che chi dissente è “semplicemente” uno che non ha capito, perché, se capisci, non puoi non essere d’accordo.

Involontariamente Coletta ripropone categorie già viste, di libri non solo vecchi, ma pericolosi. Per anni non dovevamo, noi giornalisti, essere scorretti contro una destra che “amava Latina”, ora non dobbiamo farlo per chi pensa al “bene di Latina”. Il differente dispiace; dire al sindaco che il 1 settembre non era stata destinata neanche una lira alla sistemazione delle scuole è “offesa”, non “suggerimento”. Non disturbare il manovratore, non disturbare chi sta lavorando, che il tempo non basta, che va smontato un “sistema” che segna sulla lavagna con una riga diritta la zona dei cattivi e quella dei buoni in assenza del maestro che poi punisce i cattivi.

Fare il giornalista è un lavoro antipatico, perché devi dire quello che senti come lo senti, e non quello che si vorrebbe sentire. La vita, caro sindaco, non è mai una retta, ma è un arabesco e non ci sono buoni o cattivi, ma opinioni e, le parrà strano, anche opinioni diverse dalla sua che, come la sua, non sono truffaldine ma differenza. Coletta è onesto fino al midollo, ma anche chi la pensa diverso non ha meno virtù.

La libertà è bella ma ha un difetto, va riconosciuta anche a chi la pensa diverso. Buon lavoro sindaco e le do ragione sono scorretto, sono fuori dalla retta, sono l’arabesco dei bimbi che a scuola non hanno trovato le aule pronte, e loro non avevano altro tempo. Buon lavoro, da uno scorretto.

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