Coletta detto “tristezza”, la rivoluzione piccolo borghese non fa ridere più

Damiano-Coletta
Il sindaco di Latina, Damiano Coletta

Coletta ha poco più di 4 mesi di governo alle spalle ed è già più stanco di Babbo Natale e, se poco ha fatto per la città, ha di contro molti problemi con le famiglie. Se l’assessore Patrizia Ciccarelli fosse stata in una giunta PD, o di centrodestra, cosa avrebbero fatto i moralisti piccolo borghesi dopo i fatti di via degli Osci?

Il sistema Latina è un venticello di illazioni e sospetti, questo che roba è? È “mamma Latina”? È, è che è tutto poco serio, drammaticamente. L’assessore, che nel comunicato per un evidente refuso viene definito assessora (assisa sull’ora? Sulle lancette dei minuti o in quella delle ore?), Ciccarelli rassegna le dimissioni, il capitano Coletta le respinge e dice a nome della giunta “siamo tutti Ciccarelli”, onore al merito, ma se questi termini in condizioni analoghi li avesse usati Di Giorgi, Zaccheo, Finestra, Mansutti?

Mamma assessore e figlia addetto stampa, tenemo tutti famiglia, assessori con mariti dentro cose del Comune, cognati alla Presidenza del Consiglio, tenemo famiglia.

E sono solo 4 mesi di governo. Gli abbiamo dato tempo ma la città la vedono poco, le famiglie pare di più.

Credo che l’assessore Ciccarelli debba restare perché penso che dovessero restare anche quelli prima, perché non esiste un sistema Latina, ma lestofanti a Latina con puntuali responsabilità, ma i lestofanti votano come gli conviene e non hanno parti, ma il loro particolare (leggere i classici della politica farebbe tanto bene) Non ho doppia morale, ma una coscienza sola. Certo è che il libro di Coletta, e siamo a 4 mesi, è solo un vecchio libro degli orrori. Tristezza infinita e buongiorno a chi aveva creduto, se togli i partiti e non togli gli interessi, restano solo gli interessi.

Assessore rimanga: è la prova vivente che di diverso non c’è niente se non l’incapacità di fare. La politica è altro, il colettismo è solo tanto triste.

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