Castro e la malattia stalinista del monopolio della verità

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Mi permetto di intervenire nel dibattito su Fidel Castro stimolato da un articolo di Giorgio De Marchis su queste colonne a cui ha risposto Sergio Sciaudone. Entro nel dibattito sollevato proprio dal tono agiografico di Sciaudone che rivendica sorti umane e progressive al leader cubano. La cosa mi ha ricordato la mia “infatuazione”, brevissima, per il compagno Ever Hohxa, dittatore albanese che esaltavamo per il trasporto pubblico, fatto con bus bellissimi, meglio di quelli italiani, peccato che erano prodotti dalla attivissima e capitalista Fiat, ma chi ha occhiali di fede vede miracoli in cose banali.

Ma Sciaudone si “allarga” e nella scomunica fa quello che fanno gli stalinisti tutti, dice che l’avversario non è “sbagliato” per idea ma è “sbagliato lui” in quanto uomo. Il dissenso non è diversità di idee ma errore, disumanità, fallimento personale. De Marchis diventa “rinnegato Kautsky”, diventa “dissidente” a cui togliere tutti i denti. De Marchis non malpensa, è male lui. Castro è bene per fede e solo l’uomo “malato”, l’uomo fallito, il non nuovo può criticare, non capire. Come si fa a dire che Castro è cattivo se “cura”, come si fa a dire che è cattivo se “istruisce”. Ma cosa cura? Certo non la critica, la dialettica, ma il consenso forzato sì. Cosa istruisce? A leggere i suoi libri, la sua visione del mondo. La risposta alla osservazione “non c’è libertà” è, per i tifosi, dettaglio: neanche in Italia sotto il fascismo si era liberi ma hanno bonificato e un canale vale la libertà, una puntura tutte le elezioni del mondo.

La libertà è dettaglio che interessa solo il “fallito De Marchis” non certo il rigore di Sciaudone, la coerenza castrista contro il cangiante democratico, pure plutocratico e un poco sionista . “Ci sono – scrive Sciaudone – persone a questo mondo che hanno scelto da che parte stare e che sono pronte a morire per i propri ideali e ce ne sono altre che si spostano da una poltrona ad un’altra”, giudizio di superiorità morale verso “gli altri”. Sciaudone spiega che se capisci non puoi non esser castrista, perché se non sei fallito, rinnegato, sbagliato, se non sei De Marchis sei castrista, che altro se no?

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