Caso Olimpia e le chiacchiere di Caino

Procura della Repubblica di Latina
La sede della Procura della Repubblica di Latina

Sono ormai vecchio, in un mestiere che la vecchiaia non tollera, ma resto col vizio di pensare. Leggo fiumi di intercettazioni riguardo alla inchiesta Olimpia, tante parole ma non capisco cosa abbiano a che fare con i reati contestati.

Leggo di processi fatti alle persone che siccome sono ree, almeno per l’accusa, fanno diventare tutti cattivi per “contatto”. Esiste il diritto di parlare a vanvera per telefono, le chiacchiere non sono tali se si riscontrano poi, nei fatti. Se dico come diceva mia nonna “te potesse chiappà no corpo”, ma il colpo non c’è e io godo di salute, non può nonna rispondere di omicidio, ma di essersi arrabbiata per amore.

Continuo a pensare che per avere cattivi ci vogliono cattiverie e non bastano cattive parole. Ma a cosa servono tutti questi scambi su altre cose? Esiste il diritto di tutti, nessuno escluso, di poter parlare anche in modo iperbolico: Giulio Verne ha sognato delle 20 mila leghe sotto il mare ma questo non autorizza nessuno ad accusarlo per aver violato il Parco Marino delle Cinque Terre.

Non capisco, e dipende da me, di tante pruderie, attenzioni per cose che non c’entrano, che non servono. Quando accade una cosa mi chiedo e se ascoltassero me? Se sono cattivo merito la cattiveria, ma se sono quel che sono, sciocco o intelligente, e il mio dire non si traduce in alcun fare, nessuno ha il diritto di divulgare, di far sapere. Rivendico per me, e quindi anche per Caino, il diritto a dire sciocchezze, se sono sciocchezze. Lo so che non va di moda, ma la giustizia non è mai gogna, Caino lo condanniamo non facendoci caini, ma restando giusti. Non si possono commettere reati, ma si può parlare a vanvera.

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