Borgo Piave, R3 e R6: il Comune e la promessa di sospendere le varianti. Ma i giudici arrivano sempre prima

di Giusy Cavallo – Un mese e mezzo fa Di Giorgi ha varato una nuova giunta, ha ritirato le deleghe dei vecchi assessori e ha chiamato tre tecnici a capo degli assessorati più spinosi. All’urbanistica era arrivato Salvatore De Rosa, ex prefetto e quindi uomo integro delle istituzioni dal quale ci si aspettava rigore e trasparenza in un settore le cui attività sono finite troppo spesso sul tavolo della magistratura.

Abbiamo creduto nel cambio di passo e speravamo nel pugno duro di La Rosa su piani particolareggiati e varianti, lo stesso sindaco Di Giorgi a fine novembre faceva una precisa promessa ai microfoni di Radio Luna “La mia intenzione nel documento che presenterò il 26 novembre è sospendere il discorso legato ai piani con una rivisitazione nell’arco di qualche mese dei piani stessi”, ma finora ancora non si è visto nulla di tutto questo.

E anzi, l‘ex prefetto presentandosi ieri per la prima volta in Commissione Urbanistica si è lasciato andare ad un discorso molto generico e ha promesso che si cercherà di risolvere le cose il prima possibile. “Abbiamo fatto un’altra riunione a parlare del sesso degli angeli” ha tuonato Marco Fioravante che ha definito “non ammissibile” la perdita di tempo dell’amministrazione su questioni così gravi. “L’unica soluzione – avanza il democratico – è fare un consiglio ad hoc per i piani particolareggiati che vanno rivisti tutti”.

E intanto è sempre la magistratura ad arrivare prima sui casi di autorizzazioni e varianti sospette: vedi Borgo Piave, Via Quarto e adesso il quartiere Isonzo (R6) dove anche qui, sulla base di un’ipotetica previsione di aumento della popolazione di ben 3300 unità, è stata data autorizzazione alla ditta Apus srl di costruire, con un meccanismo simile a quello utilizzato per il quartiere Prampolini (R3).

*Foto di repertorio

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