Aviointeriors, parla l’ad De Vecchi: “Ci meritiamo un plauso, solo 40 licenziati senza accordo”

di Redazione – L’amministratore delegato di Aviointeriors prende la parola con una lettera pubblica e interviene per precisare la posizione dell’azienda di Tor Tre Ponti che negli ultimi mesi ha predisposto circa 70 licenziamenti, ma dove a rischiare il posto sarebbero 150 operai. La lettera arriva nel giorno in cui a Cisterna si terrà un’assemblea pubblica sulla crisi occupazionale che ha colpito il territorio pontino (a cui parteciperà anche Eleonora Della Penna) e quando anche il sindaco di Latina ha convocato un consiglio straordinario sul tema.

Nel testo De Vecchi parla di “versione distorta” della mobilità che ha interessato Aviointeriors. “È ben vero che a giugno 2014 Aviointeriors ha richiesto l’apertura di una procedura di mobilità per 150 persone ma è altrettanto vero che detta procedura si è conclusa con la messa in mobilità di 75 persone in totale, quindi la metà di quanto inizialmente previsto”. De Vecchi aggiunge che solo 40 di queste non hanno trovato un accordo con l’azienda, che ha provveduto a dare le spettanze, o sta raggiungendo gli accordi per farle avere. “Si fatica a capire come si stia ancora contestando una riorganizzazione che ha fattivamente interessato il 26% del totale inizialmente previsto e dove, per arrivare a ciò si sono fatti, come si può facilmente immaginare, non pochi sforzi da parte dell’azienda”, continua ancora De Vecchi.

L’amministratore delegato di Avio si dice convinto che nella riorganizzazione, definita spiacevole ma necessaria, l’azienda “Non meriti biasimo ma plauso per essere riuscita, pur con fatica, ad arginare il più possibile l’impatto sociale che, se fosse stato quello inizialmente previsto, sarebbe stato decisamente di proporzioni diverse”. In conclusione, De Vecchi difende gli operai rimasti, accusati di mancanza di solidarietà nei confronti di chi ha perso il posto. “In realtà stiamo solo lavorando per rilanciare l’azienda dopo una riorganizzazione cui i mercati ci hanno costretto”, continua. E conclude sostenendo che era doveroso precisare la realtà della vicenda affinché non fosse strumentalizzata.

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