Avio, Sapa e le altre: tra fallimenti e mancati rilanci il caso Latina sui quotidiani nazionali

di Eleonora Spagnolo – La crisi occupazione che insiste sulla provincia di Latina sta diventando progressivamente un caso nazionale. Ad interessarsene stavolta è stato Corriere.it, la versione online del Corriere della Sera. In un video di 7 minuti dedicato a quello che le istituzioni locali hanno definito “Caso Latina” si parla della disoccupazione al 16% e delle oltre 2 mila mobilità registrate nel 2014. Molti di coloro che hanno perso il lavoro si sono organizzati in presidi davanti alle fabbriche che li hanno licenziati. È il caso di Aviointeriors a Tor Tre Ponti, della Sapa di Fossanova, della Italcraft di Gaeta, e della Gambro a Latina. In tutti i casi gli ex operai mostrano la loro preoccupazione e la loro speranza di tornare presto a lavorare. Vengono affrontate le questioni delle “finte mobilità” in Aviointeriors fino al destino degli operai della Sapa che hanno trovato i cancelli della fabbrica chiusi e ora attendono che un altro imprenditore si faccia carico dell’attività. Vengono accesi i riflettori anche sulla ex Italcraft di Gaeta, fallita misteriosamente. Qui il rilancio non è andato come i dipendenti speravano. Un approfondimento particolare è dedicato ad Aviointeriors. Il servizio raccoglie le voci degli operai sconcertati dalla presenza di Paolo Barberini. Arrestato per il crac Midal, in Aviointeriors ricopriva il ruolo di consulente fiduciario della proprietà. Anche nella Gambro si ricorda di come questa una volta era leader nel settore biomedico per la produzione del rene artificiale per la dialisi, e poi è fallita. Qui il presidio dura da 600 giorni. Anche qui i dipendenti hanno creduto nel rilancio promesso da Paolo Tintisona, rilancio che non è avvenuto.

“Questo territorio è stato deturpato dai grandi insediamenti industriali”, dice Tiziano Maronna, della Fiom Cgil. La parte finale apre alla speranza con la storia di Minturno, dove una ditta di verniciature fallita è stata rilevata dagli operai che si sono messi in cooperativa. Ma su questo Maronna non appare ottimista: “Siamo un paese non pronto a questo tipo di iniziativa”.

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