“A Latina un clima giudiziario degenerato”, l’ordine degli avvocati tuona contro il giudice Aielli

aula tribunale

Gli avvocati di Latina replicano al giudice Lucia Aielli che, in alcune dichiarazioni rilasciate a Il Messaggero, non ha avuto parole lusinghiere verso i professionisti del foro pontino.

Il magistrato, adesso alla Corte di Cassazione di Roma, è stata fino ad un anno fa giudice del Tribunale di Latina e, a termine di un convegno in materia di riciclaggio, patrocinato anche dall’ordine degli avvocati, si è lasciata andare ad affermazioni sul clima giudiziario a Latina degenerato “… anche a causa di una situazione forense proiettata ad un approccio non sempre rispettoso nei confronti del magistrato…”.

Parole che hanno fatto sobbalzare dalla sedia gli avvocati di Latina che adesso, a distanza di tre settimane durante le quali hanno aspettato una rettifica, scrivono una lettera aperta al giudice Aielli.

“Prendiamo la parola oggi, a circa tre settimane dai fatti, avendo avuto cura e modo di far decantare nel frattempo stati d’animo che avrebbero potuto condurci ad affermazioni ed a prese di posizione, magari troppo legate all’emotività del momento e non ispirate ad oggettività, correttezza e rispetto dei ruoli, come invece si conviene a chi, come noi, rappresenta la classe forense e ne tutela a tutto campo il decoro e la dignità” scrivono nella missiva.

Gli avvocati pontini ritengono le affermazioni del giudice “infondatamente denigratorie nei confronti dell’intero mondo dell’Avvocatura”.

“Lei ben conosce – continuano – i percorsi che la classe forense pontina ha compiuto nel corso almeno degli ultimi due decenni e quanto il Consiglio dell’Ordine si sia prodigato perché si instaurasse e consolidasse un’interazione tra il nostro Ordine ed il Tribunale; Lei sa perfettamente quanto il Consiglio si sia speso, e non intendiamo soltanto o semplicisticamente in termini economici, perché l’erogazione del servizio giustizia avvenisse in maniera quantomeno dignitosa nell’ambito del circondario del Tribunale. Lei sa, infine, quanto e come il Consiglio abbia agito, in tutti questi anni, perché gli Iscritti facessero del rispetto delle regole deontologiche una sorta di connotazione distintiva del proprio essere Avvocati”.

L’ordine non ci sta a sentire additare il ceto forense come causa scatenante di un tracollo, etico prima ancora che giudiziario e continua: “Contrariamente a quello da Lei affermato, l’Avvocatura si è contraddistinta per un alto senso morale e per un comportamento teso al rispetto della legalità, rispetto che è diventato un proprio tratto connotante e che certamente qualche isolato, ed invero sporadico, atteggiamento o episodio non può assolutamente aver scalfito”.

“Non ci appartiene spirito di inutile e sterile polemica, ma riteniamo che vada riconosciuto l’elevato apporto che il mondo dell’Avvocatura ha fornito all’intera galassia giudiziaria nell’ambito della nostra provincia. Respingiamo, quindi, le accuse da Lei rivolte alla classe forense e rivendichiamo con fierezza il nostro ruolo, nella consapevolezza di quella sua dignità e di quella funzione sociale che affonda le proprie radici nella Carta costituzionale e che da ultimo sono state suggellate nel nostro Codice deontologico; quel ruolo che avremmo gradito Lei ci riconoscesse non per graziosa concessione, ma perché guadagnato e conquistato faticosamente e quotidianamente su un campo difficile, quale quello della promozione e della tutela dei diritti dei cittadini”.

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